ATTIVITA' > La libertà culturale in un
mondo di diversità
CGIL CISL UIL
Appello per la ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei
lavoratori migranti e delle loro famiglie, un milione di firme per
una cittadinanza europea di residenza
L'immigrazione, più di ogni altro fenomeno della moderna
globalizzazione, mette alla prova stati e governi. Si potrebbe
definire un misuratore della qualità delle nostre democrazie, del
modello di società.
Una politica aperta e inclusiva che parta da un patto di
cittadinanza basato sui diritti e le responsabilità, sarà in grado
di proiettarsi nel futuro con maggiori risorse, energie e dinamismo.
Il 18 dicembre 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
adottava la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti
di tutti i
lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, entrata in
vigore il 1° luglio 2003. La Convenzione non è stata ratificata da
nessuno dei paesi di arrivo dei migranti, in particolare da nessun
paese europeo compresa l’Italia.
Da ciò nasce la proposta di dare la parola ai cittadini attraverso
una campagna popolare di raccolta di firme che riguarda la ratifica
della Convenzione ONU sui diritti dei Lavoratori Migranti e dei
membri delle loro famiglie e il Principio della cittadinanza civile
di residenza europea da inserire nel Trattato Costituzionale.
Chiedere al Governo ed al Parlamento Italiano ed agli altri paesi
Europei la ratifica di questa Convenzione ONU è particolarmente
importante perché si tratta di una Carta dei diritti che garantisce
universalmente uno standard di protezione minima a tutti i migranti
compresi quelli irregolari, in una logica graduale che premia le
politiche di regolarizzazione ed inclusione. La ratifica di questa
convenzione produrrebbe un adeguamento di tutte le diverse
legislazioni nazionali ad uno standard comune.
Altrettanto importante è la richiesta di estendere la cittadinanza
europea a tutti coloro che vivono e risiedono nell'Unione Europea, a
partire quindi dal criterio della residenza, ovvero
dell'appartenenza civile ad una comunità. Le donne e gli uomini che
vivono e operano nella stessa comunità hanno il diritto di farne
parte a pieno titolo e di concorrere alla sua organizzazione.
I popoli non si identificano in base alla razza, alla lingua o alla
religione ma in base alle speranze comuni, ai sacrifici condivisi,
alle realizzazioni costruite insieme. L’Europa deve far proprio
questo principio universalista e inclusivo e superare l’impostazione
secondo cui la cittadinanza europea è riconosciuta solo a chi è
cittadino di uno degli Stati membro, mentre restano esclusi dalla
vita democratica e dal pieno godimento dei diritti sociali i 18
milioni di cittadini di Stati terzi che vivono in Europa.
L’immigrazione è il banco di prova per le nostre democrazie e per
l’Europa nella quale vogliamo vivere. Costruire una cittadinanza
fondata sulla residenza significa respingere l’idea che possano
esistere doppi livelli di diritti; significa attribuire effettività
a quei principi di inviolabilità della dignità umana e di tutela
della libertà e della sicurezza che il Trattato costituzionale
riconosce a tutte le persone.
I migranti sono un soggetto costitutivo di un’Europa di pace,
democratica e solidale, che deve considerarli propri cittadini.
Per questo in tutti gli Stati dell’Unione è in corso una raccolta di
firme a sostegno della petizione per una nuova definizione di
cittadinanza da introdurre anche nel Trattato Costituzionale:
«È cittadino dell’Unione chiunque abbia la residenza nel territorio
di uno Stato membro o abbia la nazionalità di uno Stato membro».
I migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, e quindi
anche gli irregolari, hanno diritto alla protezione dei loro diritti
umani
fondamentali attraverso uno strumento internazionale forte ed
efficace come questa Convenzione.
Per queste ragioni chiediamo:
1. al Governo italiano di avviare il prima possibile le procedure
per la firma e ratifica della Convenzione.
2. ai parlamentari di portare all’attenzione del Parlamento italiano
la ratifica della Convenzione.
3. al Presidente del Consiglio dell’UE e al Presidente della
Commissione Europea di sostenere in sede europea e presso gli altri
Stati membri la Convenzione.i
|