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COMUNICATI STAMPA > Trento, 22.02.2005

Comunicato stampa

L'articolo che si trova di seguito parla semplicemente di una bella festa che da millenni si svolge in Romania; è una festa che è dedicata alla primavera, alla donna, alla vita.
La festa si chiama "1° Marzo" e si ripete ogni anno per tutto il mese. E' una festa che si colloca , non soltanto calendaristicamente, tra S. Valentino ed 8 marzo (fino agli anni novanta san valentino non esisteva in Romania) e vuole esaltare l'amore il femminile in tutte le sue espressioni: bambina, nipote, figlia, fidanzata, moglie, nonna, collega di scuola o di lavoro, maestra, insegnante ecc.

Per questa occasione, DOMENICA 27 Febbraio 2005, all'ingresso della chiesa di SAN MARCO, a Trento, prima della messa di rito ortodosso, l'Associazione "il Pane e le Rose" cercherà di far rivivere, anche nella nostra città, questa festa rumena.

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Mese di marzo - Il simbolo della primavera rumena

Questo antico rito di primavera è specifico del popolo rumeno e ha origini nelle credenze e nelle pratiche agrarie. Il suo festeggiamento a luogo il primo marzo, considerato il primo mese della primavera.

La tradizione ricorda che anche nella vecchia Roma, l'inizio dell'anno nuovo era festeggiato il primo marzo, mese che porta il nome del dio Marte, protettore della campagna e del bestiame, colui che personifica il risorgimento della natura. Presso gli antichi Traci le stesse attribuzioni le aveva il dio Marsyas Silen, considerato l'inventore del piffero, il cui culto era legato alla "gleba", la terra materna, e alla vegetazione e quindi anche la consacrazione delle feste della primavera, dei fiori e della fecundità della natura. Da ciò, forse, proviene quindi anche il nome "Martisor", il diminutivo rumeno del nome del mese di marzo (Martie).

Martisor (si pronuncia marzishor), simbolo della primavera si confeziona con dei fili bianchi e rossi, di canapa o lana (più tardi di cotone), intrecciati in un cordoncino che si lega a forma di otto. A questo cordoncino si appende un ciondolo porta fortuna, che si nota per la sua svariata diversità di simboli (un volta monetine d'oro od argento, ma anche fili di erba, germogli o fiori; oggi fiori, animaletti, cuoricini, ecc.), e si appendeva nel passato al collo.

Nei diversi scavi archeologici dalla Romania sono stati ritrovati martisori datati più di 6000 anni fa. Sotto forma di piccoli sassolini di torrenti, verniciati in bianco e rosso, infilati su un filo si portavano intorno al collo. Il colore rosso, come il fuoco, il sangue e il sole, era attribuito alla vita, quindi alla donna. Invece il colore bianco richiama la trasparenza dell'acqua, del bianco delle nuvole ed era specifica alla saggezza dell'uomo. Questi colori, che adesso li ritroviamo nel cordoncino del martisor, ed esprime il legame inseparabile dei due principi, come il continuo movimento della materia, il ciclo della natura, con tutte le forze vitali che fanno nascere il vivo, sono tradizionali sul tutto teritorio rumeno; si portano ai matrimoni, quando nascono i bambini ed anche, in alcune regioni rumene, ai riti funerali. Sempre con bianco e rosso si addobbano le prime pecore che entrano in malga e il primo aratro che esce al campo.

Adesso l'usanza consiste nel donare questo ciondolino con il suo fiocco bianco-rossa, il 1 Marzo, a tutte le donne, dalle nipoti alle nonne, come augurio di buona fortuna, amore ed è un augurio di buon inizio di primavera, e chi lo ha ricevuto lo deve portare per tutti i giorni del mese di marzo, attaccato al petto vicino al cuore.

Il bello di questa festa è la gioia che si sente su tutte le vie delle città, che per l'occasione, già dai primi giorni di febbraio si riempino di bancarelle, dove dai piccoli ai grandi, dai giovanni ai meno giovanni, donne e uomini "gareggiano" tra di loro, offrendo in vendita una svariata scelta di forme, e colori di martisori. L'inventività come anche la semplicità delle piccole creazioni, ti incantano talmente tanto, che nel tumulto della strada ti senti come uno dei colibri che vanno a prendere la linfa da un fiore ad altro, nei rami (le vie del centro) di un grande albero (la citta) nella primavera rumena.

Aurelian Chera 
Unione Italiana Immigrati "Il pane e le rose"

Per maggiori informazioni
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