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COMUNICATI STAMPA > Trento, 02.01.2009

Introdotta nel nuovo Testo Unico per la salute
e sicurezza sul lavoro la valutazione dei rischi
psicosociali ossia lo “stress lavoro-correlato”

Per il nuovo Testo Unico per la sicurezza e la salute sul lavoro, a far data dal 1\1\2009, i datori di lavoro saranno tenuti a predisporre in uno specifico documento anche una valutazione dei fattori di rischio che possono portare all’insorgere sul posto di lavoro di una patologia nota come “stress lavoro-correlato”.
Fattori scatenanti tale patologia, secondo gli esperti, possono essere la scarsa comunicazione tra il capo ed i collaboratori, poca chiarezza nella definizione dei ruoli e delle competenze, ma anche illuminazione insufficiente o cattivo ricambio d’aria nell’ambiente in cui si lavora.
Con grande ritardo ( la prima sanzione europea all’Italia risale al 2001) solo quest’anno è stato recepito l’accordo quadro del 2004 tra parti sociali europee, che sancisce la collaborazione tra associazioni datoriali e sindacali nella lotta allo stress correlato al lavoro.
In Europa sono circa 40 milioni i lavoratori dell’UE colpiti da stress, con costi di 20 miliardi di euro per perdita di lavoro e costi sanitari. Più o meno, nel 2007, un importo pari al 3-4% del Prodotto lordo europeo. Secondo lo specialista Fabio Sinibaldi, psicologo del centro salute Ferrari-Sinibaldi, i macro fattori di rischio all’origine dello stress sono: comunicazione, ruolo-responsabilità, ambiente ed ergonomia. Gli effetti variano dalla perdita della creatività alla demotivazione e all’abbassamento della produttività.
Le aziende hanno cominciato a predisporre i nuovi Documenti di Valutazione del Rischio che prevedono la valutazione di questi rischi, ma devono essere ancora emanate le circolari applicative del ministero per capire la “ratio” della legge e gli standard di riferimento. La difficoltà dell’individuazione dei fattori di rischio è evidente data la necessità di esaminare elementi oggettivi, come quelli relativi ai parametri fisici ambientali, ed elementi culturali e psicologici che discendono dalle diverse culture organizzative delle aziende, dall’ambiguità di certi ruoli professionali o dall’incertezza delle carriere lavorative.
Per contro alcune grandi aziende, con esperienza internazionale o più sensibili a queste problematiche, in attesa delle indicazioni ministeriali hanno cominciato a muoversi autonomamente: affidandosi a questionari per lavoratori messi a punto da ricercatori universitari o monitorando gli indicatori fisiologici primari dello stress (Telecom Italia); puntando a conciliare i tempi di vita e di lavoro con ampie programmazioni delle fasce orarie e dei turni di lavoro e con largo anticipo, in relazione alle esigenze personali e sulla base dei flussi di vendita (COOP); mirando il problema ad aree di lavoratori particolarmente esposti come i i lavoratori notturni od i turnisti irregolari (Exxon Italia).
E’ l’inizio di un lavoro difficile e complesso che necessita ancora di un attento sviluppo e di una regia pubblica, ma anche del pronunciamento delle OO.SS. e del coinvolgimento sui posti di lavoro dei RR.LL.SS . Scontiamo, come spesso accade, un ritardo tutto italiano nella disamina e monitoraggio del problema che sarà bene recuperare, anche per far sì che un importante passo avanti nella tutela dei lavoratori, conquistata in Europa, non sia sottovalutata o vanificata.

Segretario Confederale
UIL del Trentino
Walter Alotti

 

Per maggiori informazioni
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