Giorgio Benvenuto
Presidente Commissione finanze
della Camera dei Deputati
Innanzitutto parlo delle proposte di legge che sono presenti
in parlamento sulla questione del mobbing, la violenza psicologica nei confronti
dei lavoratori.
Ci sono due proposte di legge in Senato che hanno come primi
firmatari il senatore De Luca e il senatore Tapparo e ci sono tre proposte di
legge alla Camera, una che ha come primo firmatario il sottoscritto, un’altra
l’onorevole Publio Fiori, un’altra ancora l’onorevole Cicu. La Commissione
lavoro della Camera ha iniziato da tempo l’esame della proposta di legge di
cui sono il primo firmatario, abbinandola alle altre e ha concluso da pochi
giorni una indagine conoscitiva sul fenomeno della violenza psicologica e quindi
dovrebbe adesso passare all’esame dell’articolato. La legge sul mobbing,
termine che tutti conosciamo perché si è fatto strada e si è posto all’attenzione
generale, anche perché è un fenomeno che non riguarda solo il nostro Paese ma
appartiene al mondo industrializzato, è una legge, io voglio ricordarlo
riassumendo semplicemente i contenuti della legge, che ha come principale
caratteristica di contrastare le violenze e le persecuzioni psicologiche che si
determinano nell’ambito dei rapporti di lavoro.
Per violenza e persecuzione psicologica si intendono gli atti
posti in essere e i comportamenti tenuti da datori di lavoro o anche da soggetti
che rivestono incarichi in posizione sovraordinata o di pari grado, perché il
mobbing può essere non solo da parte del datore di lavoro ma anche da parte di
dirigenti o di colleghi, atteggiamenti che mirano a danneggiare il lavoratore e
che sono svolti con carattere sistematico e duraturo con palese
predeterminazione.
Per dare un significato concreto quali sono questi atti? Gli
atti, nell’indicazione della legge, sono quegli atti che si caratterizzano per
il contenuto vessatorio, per le finalità persecutorie e si traducono in
maltrattamenti verbali e atteggiamenti che danneggiano la personalità del
lavoratore, quali il licenziamento, le dimissioni forzate, il pregiudizio delle
prospettive di progressione di carriera, l’ingiustificata comunicazione di
informazioni rilevanti per lo svolgimento delle attività lavorative, la
svalutazione dei risultati ottenuti.
Quindi si tenta di dare con il testo normativo una
configurazione al problema della violenza psicologica. Una legge che è
praticamente tutta basata su un’azione di sostegno e un’azione di
prevenzione e di rimozione degli effetti che si determinano. Nella legge si
prevede di dare in carico poi con un termine di carattere perentorio, perché ci
sia poi da parte del ministro del lavoro l’individuazione, una volta approvata
la legge, delle fattispecie di violenze e di persecuzioni psicologiche a danno
dei lavoratori. Questo perché sappiamo tutti che è più facile capire un danno
fisico che si può subire, che può poi portare a una malattia professionale;
più complesso, più difficile è quando si affrontano problemi di violenze o
persecuzioni che incidono dal punto di vista psicologico. Per questo motivo,
questo richiede, in questa delega di carattere attuativo, la collaborazione e il
coinvolgimento che non può essere solo del sindacato ma anche di altri
operatori che possono dare una mano per configurare bene le fattispecie che
devono essere protette dalla legge.
Sempre nella legge si prevede un grande spazio per lo
svolgimento di un’informazione preventiva, che deve avvenire sul posto di
lavoro, per prevedere delle possibilità che consentano di rimuovere questi
effetti che si dovessero determinare, inoltre anche per prevedere delle misure
di carattere disciplinare e prevedere o delle forme di risarcimento quando il
danno si è verificato o delle misure di reintegro per quanto si riferisce a
fatti che si sono verificati.
Ho parlato quindi di una legge che non affronta gli aspetti
di carattere penale, ma che vuole essere di sostegno.
Ancora poche osservazioni.
Questa legge si muove in un contesto europeo, perché nello
scenario che abbiamo in Europa, sul problema che chiamerò adesso mobbing,
essendoci intesi su quello che è il suo significato, noi ci troviamo di fronte
a delle soluzioni e a degli interventi che sono di diverso aspetto. Abbiamo da
tempo degli interventi legislativi e delle leggi che prevengono il fenomeno del
mobbing, che appartengono alla cultura dei paesi nordici. In particolare, la
migliore legge che esiste a riguardo è una legge che è già operante in
Svezia.
Abbiamo altri esempi che derivano da iniziative di carattere
contrattuale. Ed esperienze che ci sono in altri paesi; in particolare in
Germania, Austria e Svizzera. In particolare mi riferisco ad un accordo
importantissimo che è stato fatto alla Volkswagen tra la Igmetal, che è l’organizzazione
dei metalmeccanici tedesca, e la Volkswagen, accordo che esiste anche in molte
altre imprese. Io mi riferisco a questo accordo che ha la sua rilevanza per la
dimensione dei due soggetti, in particolare del datore di lavoro, che deve
prevenire il fenomeno del mobbing. Perché la comune valutazione, è che il
mobbing, l’attuazione di questo meccanismo, il non contrasto, è un danno per
il lavoratore ma è un danno anche per l’impresa perché mortifica quella che
è la risorsa, l’individuo-risorsa e rappresenta una scarsa valorizzazione
della professionalità. Iniziative forti di sensibilizzazione sui problemi delle
violenze psicologiche e grandi iniziative, un’elaborazione molto forte che è
anche simile a quella che è in atto nel nostro paese, è presente anche in
Francia, in Spagna. Ci sono molte iniziative che si sono mosse, c’è una forte
sensibilizzazione e attenzione dei diversi operatori sociali e della opinione
pubblica. In Italia sta crescendo l’attenzione nei confronti di questo
fenomeno.
Noi abbiamo in Italia l’associazione Prima del prof. Ege,
che è stata la prima organizzazione, la prima struttura che ha affrontato in
modo scientifico il problema del mobbing e che opera a Bologna, ma che ha una
presenza e un’autorevolezza nel paese. E poi abbiamo un’attenzione a questo
riguardo.
Abbiamo un contratto di lavoro che prevede di contrastare il
fenomeno del mobbing, che è quello degli assicuratori. Nella piattaforma
contrattuale dei giornalisti è prevista la realizzazione, la richiesta di un
osservatorio da istituire nel mondo giornalistico, per contrastare fenomeni di
mobbing. E poi ci sono iniziative che hanno portato, soprattutto nel pubblico
impiego, alla realizzazione di osservatori che sono stati fatti con alcune
amministrazioni locali. Uno dei più importanti osservatori è stato fatto a
Torino. A Torino si è fatta un’iniziativa del Comune, delle organizzazioni
sindacali e degli Enti locali; è stata fatta una serie di iniziative di
carattere informativo e preventivo ed esiste una struttura ed un osservatorio
dove i lavoratori possono rivolgersi o dove si vede di evitare questi fenomeni
del mobbing. Casi simili esistono anche in altre strutture; in particolare nel
settore della pubblica amministrazione e nel settore delle banche. Siamo appena
agli inizi. Questa è la situazione in Italia.
Aggiungo ancora, anche se il mio intervento vuol essere
soltanto schematico, che nel motivare, nel sostenere la necessità di un
intervento di carattere legislativo nel Paese, quindi anche nel nostro Paese, io
mi richiamo e sottolineo anche degli agganci di carattere giuridico. Perché
quando si parla di questo fenomeno di solito in molti ambienti si vede nel
mobbing in modo superficiale, in maniera generica si vede ancora una volta un’iniziativa
che vuole introdurre dei lacci, dei lacciuoli che mal si collega a questa
necessità del mercato, della mancanza di regole e di vincoli. Voglio dire che
non è una stravaganza, che questo fatto di parlare di questi aspetti non è una
specie di onda lunga che viene da lontano ma semmai è la sottolineatura di un
problema che nel nostro paese è stato fortemente sottovalutato. E quindi
parlare di questa questione non significa fare un balzo in avanti, ma significa
recuperare del tempo e delle occasioni perdute e tenere conto che questo si
riallaccia alla necessità di una tutela del lavoratore e di una valorizzazione
del lavoratore che non può avvenire solo dal punto di vista fisico.
Allora io qui voglio ricordare, richiamare all’attenzione
di tutti, anche perché ho avuto modo di fare qualche dibattito anche con il
mondo imprenditoriale, che noi abbiamo una norma, addirittura nel codice civile,
che come sappiamo è degli inizi degli anni Quaranta, quindi di altra epoca, di
altri momenti, norma tuttora vigente, è l’articolo 2087 del codice civile che
recita che “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa
le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica,
sono necessarie a tutelare l’integrità fisica- e aggiunge quella norma del
codice civile - la personalità morale dei prestatori d’opera “. Quindi,
come dire, che noi ci muoviamo su una linea e su una tendenza che ha delle
radici e dei collegamenti anche con il nostro impianto giuridico. E aggiungo poi
c’è ancora di più; c’è il decreto legislativo 626, che ha attuato una
direttiva della Unione Europea, nel quale è affermato tra le tante questioni
che ne fanno parte, che ci sono due elementi fondamentali a cui io collego il
senso di questo intervento legislativo. Il primo è che nella direttiva che noi
attuiamo nel nostro paese si afferma che bisogna che sia tutelata non solo l’integrità
fisica ma deve essere tutelata l’integrità psicofisica del lavoratore. Quindi
questa è una direttiva a livello europeo. Secondo caposaldo che è a sostegno
della nostra proposta è che bisogna passare, sempre così dice il decreto
legislativo 626, dalla tutela della salute, intesa come assenza di malattia,
alla tutela della salute come benessere e come assenza di disagio.
Quindi nessuna fuga in avanti, semmai un’attuazione nel
nostro paese di norme di civiltà e di norme di tutela e di valorizzazione dei
lavoratori, che sono delle norme di carattere europeo, norme che hanno anche
portato a delle esplicitazioni giuridiche o contrattuali nelle altre realtà.
Nella proposta di legge che è molto diversa per esempio da quella presentata
dall’onorevole Cicu io non ho inteso parlare di aspetti di carattere penale.
Perché la norma che ha presentato l’onorevole Cicu si limita solamente a
delle sanzioni di carattere penale. Non l’ho fatto perché penso che sia
precedente e fondamentale un aspetto di carattere civilistico e un aspetto e un
carattere di prevenzione e anche perché penso, qui ho visto delle pronunce,
delle affermazioni, fatte per esempio dal magistrato di Torino dottor
Guariniello che si è molto impegnato in questa direzione, e abbiamo fatto molte
iniziative, anche a Torino e a livello centrale, che per quanto riguarda i
problemi di mobbing effettivamente il problema può comportare delle malattie
professionali; questo è un problema che abbiamo sottoposto all’INAIL, allo
studio dell’INAIL, perché in alcuni casi il mobbing può portare a delle
forme di malattia professionale. L’INAIL sta facendo tutta una serie di studi,
di approfondimenti e anche di recente li ha fatti, per vedere fino a che punto
un condizionamento, una violenza psicologica può portare a delle malattie
professionali.
E poi noi pensiamo, io sono d’accordo, che possa esserci un
riferimento all’articolo già vigente del codice penale, il 590, perché già
oggi il magistrato può intervenire quando ci si trova in presenza di delitti di
lesione personale colposa, che sono previsti dall’articolo 590 del codice
penale. Questo è il motivo per cui nella proposta di legge questo problema non
è stato affrontato, non è stato dato riguardo. Voglio ricordare a questo
proposito che abbiamo un fenomeno importante, particolare, dove è intervenuta
la magistratura, è il caso della famosa palazzina LAF, di cui avrete sentito
parlare, di un’azione di mobbing che è stata fatta a Genova e a Taranto, ed
è stata fatta con l’isolamento dei lavoratori che ha portato a un intervento
della magistratura, in base a quelle che sono già norme, che sono già
applicabili oggi per quelle che sono le forme più gravi.
Concludo dicendo che le cose sono a questo stadio. Sono
convinto che il fenomeno, abbiamo sentito dire delle statistiche, sono delle
statistiche come sempre da prendere con attenzione perché non c’è una
rilevazione precisa di questo fenomeno, ci sono delle valutazioni che vengono
fatte a livello di Unione Europea e quindi sono riferite al nostro Paese,
riguardano una platea vasta di lavoratori. Voglio dire che un aspetto
significativo lo possiamo raccogliere dalla clinica del lavoro di Milano. Questa
si è specializzata nell’affrontare questi problemi delle conseguenze del
mobbing; anche qui con la dovuta prudenza viene fuori uno spaccato interessante,
cioè la gran parte delle persone che si sono rivolte alla clinica del lavoro,
più del 70% aveva effettivamente avuto dei danni dal punto di vista dell’integrità
psicologica, quindi non c’è uno spazio enorme di persone che inventano dei
particolari condizionamenti. Ma quello che è più interessante in questo test
su casi che sono avvenuti è che praticamente questo fenomeno del mobbing
colpisce molto le donne e colpisce determinate fasce di età al di sopra dei 40
anni. E quello che è impressionante colpisce moltissimo settori di
professionalità, cioè colpisce moltissimo settori che hanno una
professionalità elevata. Ed è impressionante le conseguenze che ci sono di
queste violenze, conseguenze che sono terribili. Perché tra queste una
particolarmente rilevante è quella del venir meno dell’autostima di se
stessi. E all’insorgere, accanto a un fenomeno di mobbing sul posto di lavoro,
e una delle cose terribili è questo problema di mancanza di stima, di
frustrazione, questo problema che porta a queste realtà e determina anche un
mobbing familiare terribile, perché i problemi e le conseguenze non sono solo
sul soggetto ma finiscono per essere nei confronti del soggetto da parte del
coniuge o da parte dei figli. Quindi è un fenomeno che nel nostro paese sta
acquistando una dimensione molto vasta. Ne sono testimonianza gli osservatori,
questi centri di ascolto che hanno messo le tre organizzazioni sindacali, la
CGIL, la CISL e la UIL, di un fenomeno molto ampio che è legato anche a questi
fenomeni di ristrutturazione, di riconversione e di terziarizzazione.
E’ quindi un problema che non può essere preso sotto
gamba, un problema che è dannoso per la società, perché è una violenza che
mortifica la professionalità, quindi è un danno per la società perché non
valorizza appieno la risorsa dell’individuo ed è un tema su cui penso che è
importante che ci sia un’iniziativa legislativa, come che cresca, come sta
crescendo nel nostro Paese, questa sensibilità.
C’è un problema concreto: siamo alla fine della
legislatura. Quindi su questo tema come sull’altro delicato che sta dormendo
da troppo tempo, è quello delle violenze sessuali, simile, bisogna vedere come
trovare il modo di non concludere la legislatura senza decidere. E che quindi,
siccome i tempi parlamentari sono quelli che sono, siccome l’Aula è caricata
di molti provvedimenti, siccome c’è un generale consenso, una generale
sensibilità su questi fenomeni, non vedo delle posizioni fortemente ostili,
sarebbe importante che forse ci fosse la capacità e lo sforzo di trovare una
soluzione rapida o adottando la strada della redigente in commissione o la
strada legislativa, in modo che questa legislatura si possa concludere con un
intervento sul problema delle violenze sessuali e su questo problema del
mobbing, che rappresenta un passo, il recupero del tempo perduto nel nostro
paese, e rappresenta un allineamento con quello che è la realtà europea.
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