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Documenti › 5 marzo 2004

 
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› Sentenze


 

UIL Scuola del Trentino

La situazione della scuola e degli insegnati della scuola a carattere statale in Trentino

Nota inviata all'assessore Provinciale all'Istruzione

Trento, 05.03.2004

Premesse di cronaca

La "provincializzazione" è un atto non richiesto né condiviso dalla maggior parte degli insegnanti della scuola a carattere statale. Una indagine condotta nel 1996 con metodo rigoroso e campioni attendibili ha dimostrato che la quasi totalità degli insegnanti erano all'oscuro degli effetti del passaggio alle dipendenze della PAT e che la quota maggiore di essi non riteneva che il passaggio fosse auspicabile in relazione ad un migliore trattamento economico così come, in quel periodo, era stato fatto intendere. 
Il varo delle Norme di attuazione del 1996 fu un atto dovuto al progressivo venire meno dei motivi di giustificazione dell'autonomia speciale della provincia di Trento a garanzia delle competenze esercitabili in funzione degli oneri aggiuntivi dovuti alla spesa per il personale insegnante.

Con il contratto provinciale di lavoro del 1998 furono evidenti le prime tangibili conseguenze:
1°- la costituzione di un gruppo ristretto, sindacale e corporativo, di pressione vicino alla classe politica e interessato agli immediati vantaggi economici e di ruolo (contratto della dirigenza scolastica prima dell'attribuzione delle competenze)
2°- il progressivo affermarsi del metodo del "fatto compiuto" attuato attraverso il rapporto diretto fra burocrazia provinciale e burocrazia ministeriale ( riduzioni e recuperi d'orario, convocazioni degli organi collegiali)
3°- la divaricazione nei comportamenti fra organizzazioni sindacali dovuta alla proposizione diversa nei confronti dei metodi e degli obiettivi (absit)
4°- l'assunzione del metodo autoritario della burocrazia amministrativa verso la classe degli insegnanti e la scelta della classe burocratica di eludere i principi di imparzialità (ufficio consulenza giuridica , prima, e ufficio legale della PAT, poi).

Dal 1999 è emerso e si è affermato il modello di progressiva attuazione del progetto di "scuola trentina" che si è evidenziato attraverso l'obiettivo di sostituire la contrattazione nazionale con la contrattazione provinciale e con l'attribuzione alla dirigenza scolastica di un ruolo prevalente, legislativamente non previsto, nei confronti del personale insegnante. Un processo, questo, avanzato progressivamente sino alla modifica delle Norme di Attuazione decisa autocraticamente dalla Commissione dei 12 su incarico della Giunta Provinciale
La tesi di escludere il contratto nazionale dagli effetti esercitati normativamente sul personale insegnante in Trentino è il traguardo raggiunto nel 2003.

Per questi motivi, ed in sintesi, il modello di scuola realizzato in Trentino si configura come un modello soprattutto attento alla politica della tutela dell'autonomia speciale, centralista ed autoritario che mal sopporta la legislazione che, invece, fa della scuola un soggetto di autonomia e degli insegnanti una figura professionale non subordinata secondo i criteri in uso nel pubblico impiego.

Le esperienze di contenzioso a cui hanno fatto appello gli insegnanti costituiscono una traccia di esperienze che conferma il modello burocratico ed autoritario provinciale a cui si sta affiancando la condivisione del centralismo sindacale. La raccolta del contenzioso è senz'altro degna di essere consultata per gli elementi che da questi emergono e che pongono in luce l'insufficienza amministrativa dell'apparato provinciale che gestisce il rapporto con il personale insegnante. 
Fra questi emergono sia dati rilevanti in termini di normativa generale, sia quelli attinenti più strettamente agli aspetti economici.
Particolarmente rilevante è la casistica dovuta al riconoscimento dell'organizzazione oraria dell'insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado che risulta esplicitamente invisa all'apparato burocratico- amministrativo anche per il dichiarato obiettivo di non concedere spazi a figure professionali che, più di altre, potrebbero avere gli strumenti per mettere in discussione l'assetto derivato dal modello di provincializzazione scolastica.

E' rilevante, inoltre, il dato riferito alla poca chiarezza della contrattazione provinciale, lacuna dovuta all'insufficienza dell' APRAN ed al meccanismo di accentramento negli stessi soggetti dei poteri contrattuali, interpretativi e gestionali (interpretazione autentica…)
La contrattazione provinciale si è tradotta nei fatti in un processo di progressiva destrutturazione del contratto nazionale con gravi e vistose conseguenze sulle certezze di cui abbisogna il personale. Da ciò, inoltre, consegue il progressivo avvio di un processo di involuzione normativa che si affianca e trova motivazione nell'esclusione dal parte della normativa contrattuale del personale della scuola in Trentino.
Il trattamento economico dovuto al contratto provinciale è dovuto alle prestazioni ulteriori ed alla compensazione del blocco della mobilità. Vi sono, poi, alcuni altri elementi dovuti alla omogeneizzazione normativa fra personale già dipendente dalla Provincia ed il personale insegnante.
Si accenna solamente al caso dovuto al diverso trattamento assegnato al personale della scuola elementare ed a quello della scuola secondaria, diversità in parte dovuta alla insufficienze organizzative del trasporto provinciale ( si veda la circolare dell'assessore ai trasporti del 5 febbraio 1999) ed in parte al desiderio di esprimere una scelta di natura ideologica. Questa anomalia, fonte di confusione e in conflitto con le norme di diritto, fu la causa per la quale la delegazione UIL si ritirò dal tavolo di contrattazione il 18 aprile del 2000 e fu riportata nel documento inviato all'assessore all'istruzione, Claudio Molinari, il 19 aprile. Il sindacato rientrò in trattativa senza che l'assessore avesse risposto solo in considerazione del fatto che il precedente contratto provinciale, del 1998, non era stato sottoscritto dalla UIL la quale, per quel motivo, era limitata nello spazio di decisione.

Il più recente fenomeno dovuto al protocollo di intesa del giugno 2002 conferma l'analisi, già argomentata, sul processo in atto. Anche in questa occasione la scuola è stata oggetto di scambio fra classe politica e necessità di sopravvivenza dell'autonomia speciale. Anche in queste circostanze, comunque, si sono riproposti i modelli già sperimentati dal 1998 in poi con l'emergere della preponderanza del ruolo della classe burocratica , e con l'attiva collaborazione di ristretti nuclei di particolare interesse politico ed economico.
Il protocollo del 2002 ha aggiunto alla scarsa trasparenza del sistema provinciale altri elementi di opacità producendo confusioni e destabilizzando i principi posti dalla dottrina alla base della corretta gestione della cosa pubblica ( imparzialità, efficienza ed efficacia).
E' prevedibile che il metodo autoritariamente assunto con la stipula del protocollo produrrà ulteriori difficoltà nella gestione in Trentino di una riforma che nel resto d'Italia è in fieri e, comunque, oggetto di accesa contestazione sindacale.
La pesantezza della situazione creatasi sia in ambito contrattuale, sia in quello più ampio dei rapporti con il personale, si è ulteriormente accentuata per la vistosa elusione della scadenza contrattuale provinciale. Il progressivo disordine che si accompagna alla volontà di escludere il personale insegnante in Trentino dal contratto nazionale è stato reso vistoso e ancora più inaccettabile dall'intervento di Lorenzo Dellai, il 23 maggio 2003, direttamente sull'ARAN per pretendere la rimozione dal CCNL del riferimento alle Norme di Attuazione. Quell'intervento costituisce uno storico momento di svolta, segnato oltretutto, dalle mancate risposte alle sollecitazioni rivolte all'assessore competente per la ripresa delle trattative. 
Gli aumenti contrattuali dovuti al CCNL, non desiderati ed avversati dal Presidente della Giunta, sono l'evidente motivo della incapacità provinciale di rinnovare le scadenze locali.

Cenni sulle prospettive

Fra i molti problemi e le diffuse difficoltà succedutesi alla approvazione delle norme che danno maggiore capacità di intervento alla provincia Autonoma di Trento in materia di Istruzione, emergono, in ultima sintesi, alcuni elementi fondamentali.
La complessità delle necessità burocratiche che segue la rete dell'istruzione si è dimostrata un onere forse eccessivo per l'amministrazione provinciale. Per questo, oltre che per inveterata forma di pensiero, mentre il sistema dell'istruzione nazionale si muove nel rispetto dell'autonomia degli istituti scolastici, ormai confermata nel suo rango costituzionale, in Trentino affiora la vocazione al centralismo burocratico. Gli evidenti ritardi nella gestione del contratto di lavoro sono un significativo sintomo dell'incapacità del sistema politico-amministrativo di fare fronte alle scadenze richieste dall'acquisizione delle competenze. 
Il continuo richiamo al prevalere dei poteri centrali rispetto agli spazi di riforma conquistati dal pubblico impiego si traduce nella gestione quotidiana di metodi improvvisati , certamente non finalizzati al progresso della conoscenza attraverso la scuola, ma piuttosto alla affermazione di ruoli politici. E' questo il caso del protocollo d'intesa firmato nel giugno del 2002 fra il presidente della giunta ed il sottosegretario all'istruzione. Quel fatto va segnalato e posto come nodo reale poiché si fonda su una comune condivisione di obiettivi dichiarata dal sottosegretario e ratificata dalla firma del presidente della giunta. Infatti le politiche scelte e perseguite nell'ambito delle competenze provinciali non si distinguono da quelle fatte e realizzate dal governo nazionale. Fra i molti esempi possibili si evidenzia la grande elargizione di fondi pubblici esercitata a favore delle scuole di indirizzo che in provincia di Trento coprono circa l'ottanta per cento delle necessità di bilancio degli istituiti confessionali o, comunque, privati. La legge provinciale approvata nell'aprile del 2001, grazie alla quale si sancisce il diritto all'acceso al pubblico impiego grazie all'appartenenza confessionale, ha anticipato una analoga iniziativa parlamentare avanzata dalle forze di governo nazionale, ad ulteriore dimostrazione della convergenza fra i principi ispiratori di questo e la linea espressa dal governo locale. 
I risultati complessivi della gestione autonoma della scuola sono decisamente segnati da una inutile e frettolosa legiferazione frammentaria e ampiamente condizionata dalle contingenze. Infatti questa risulta priva di un segno di organicità, limitandosi a dare risposte contingenti ed approssimate a questioni di fondo. Frequentemente la Giunta è, poi, ricorsa alla deliberazione non curandosi di portare all'aula consigliare la riflessione doverosamente dovuta dalla delicatezza dei temi.
Il sistema dell'istruzione provinciale gode di disponibilità finanziaria ampia ed altrove sconosciuta, grazie alla quale, fino ad oggi, sono state colmate le lacune organizzative ma che fa facilmente presagire un prossimo momento di difficoltà dovuto sia al venire meno dell'espansione delle disponibilità, sia alla scarsa dinamicità dovuta al centralismo burocratico.
Il rischio evidente e connesso alla attribuzione di competenze in un contesto privo di motivazioni, è quello della involuzione culturale dettata dalla necessità di dare giustificazione all'operazione in corso. Nel breve il messaggio posto alla base della via intrapresa è quello della celebrazione localistica, dell'improvvisazione culturale e di strumentalizzazioni di alterazioni dei fatti storici-culturali. 
Di fronte a questo paesaggio, ricco di preoccupanti interrogativi e di errori evidenti, il sindacato deve porsi il problema della strada da seguire. Se quella della condivisione acritica , oppure quella della difesa dei valori culturali e della libera conoscenza che sono quelli che unicamente giustificano l'esercizio della pubblica istruzione.
Peraltro risulta evidentemente infondato il pensiero che l'istruzione , in Provincia di Trento, possa autonomamente elaborare strutture di pensiero e, di conseguenza, momenti organizzativi, diversi e divergenti rispetto a quelli dettati dalle grandi dimensioni territoriali ed economiche. Anche per questo la priorità dovrebbe evidentemente consistere nel ridare normalità al sistema scolastico riconoscendone il ruolo autonomo e coerente con i valori generali dettati dalla Costituzione. Quanto meno.

L'errore a cui opporsi

Nel processo di riforma dell'assetto istituzionale della Repubblica il Trentino è messo in discussione per quanto riguarda la conservazione delle peculiarità autonomistiche e, quindi, per quello che direttamente ne risulta in termini di competenze finanziarie. Il ricorso alla conquista di maggiori spazi di competenza sull'istruzione, inteso e deliberato, come espediente per tutelare le condizioni di competenza finanziaria è una scelta che si sta rivelando pericolosa ed, in prospettiva, dannosa per gli effetti che brevemente così si riportano. Le competenze sull'istruzione collocate nel piccolo sistema dell'autonomia locale sono una scelta regressiva perché già verificata in altri momenti storici e che si sono conclusi con il passaggio alle competenze di enti ed istituzioni di maggiori dimensioni: dalla scuola del Comune alla scuola dello Stato.
Inoltre le motivazioni del passaggio a maggiori competenze si traducono inesorabilmente nella celebrazioni del localismo sino a divenirne un elemento ideologico e quindi privo di capacità di verifica della realtà laicamente intesa. 
Inoltre il costo finanziario dovuto alle competenze non è compensato da ulteriori capacità di avere altre forme di finanziamento. Per questo l'emarginazione dal contratto nazionale , che si accompagna all'emarginazione normativa, determina un impoverimento delle categorie sia dal punto di vista finanziario ( sino alle prestazioni non retribuite), sia da quello derivante dall'abbandono del grande sistema nazionale.
L'insieme dei dati prospetta all'istruzione trentina un futuro di forti difficoltà economiche e culturali. Il piccolo sistema locale è, sempre ed ovunque, orientato a tutelarsi attraverso la celebrazione di sé stesso e tende a motivarsi nei modelli pre-moderni di organizzazione sociale ( comunità locali e succedanei ideologici, culto della tradizione, ecc…).

Cenni sui punti urgenti

1. Istituire un assessorato provinciale definito "della pubblica istruzione" . Questo in quanto è opportuno che il messaggio rivolto al Trentino recuperi in termini di responsabilità e partecipazione collettiva

2. Modifica della L.P. 29/90:
a) Cessazione del finanziamento della scuola privata in quanto rispondente a progetti che violano la laicità del sistema pubblico
b) Legge sull'elezione, composizione e competenze CPI, per ridare alla scuola la certezza della propria identità e della responsabilità, perché efficace, del momento elettorale

3. Attuazione dell'autonomia degli istituti scolastici perché la scuola possa riacquistare la certezza della imparzialità dell'amministrazione
a) certificazione delle procedure per l'approvazione del progetto di istituto 
b) certificazione delle procedure di approvazione delle spese
c) certificazione delle procedure di gestione dei collegi dei docenti e dei consigli di istituto 

4. Riforma dell'APRAN perché sia garantita la terzietà della sua funzione, capacità tecnica e culturale dei componenti

5. Riforma della Sovrintendenza con ripristino delle competenze ed accesso al ruolo di sovrintendente con pubblica selezione.

6. Separazione del ruolo dei dirigenti scolastici da quello dei dirigenti amministrativi provinciali

7. Revisione dei contratti di lavoro in connessione al sistema nazionale ed unitario dell'istruzione

8. Vigilanza degli atti amministrativi con declaratoria dell'esclusività della competenza della contrattazione

9. Revisione del Protocollo PAT - MIUR con recupero del tempo scolastico nell'ambito del progetto di istituto

10. Trasparenza della Commissione dei 12 con la pubblicizzazione dei programmi e degli atti

Conclusione

Il fenomeno della "provincializzazione" non è atto voluto dagli insegnanti e si è tradotto un modello di gestione burocratica volto a giustificare l'autonomia provinciale in specie per quanto riguarda le competenze che giustificano le dotazioni finanziarie. Gli effetti connessi e collaterali sono quelli legati al venire meno dello spirito unitario dell'istruzione, e all'oscuramento degli elementi evolutivi e di modernizzazione dovuti al contratto nazionale di lavoro. L'insufficienza delle cause della provincializazzione hanno trovato tentativi di colmatura con il ricorso al localismo ed alla formulazione della visione ideologica dell'autonomia locale.

Si ritiene pertanto di ovviare a tutto ciò, almeno in parte, attraverso una inversione di comportamenti che prenda inizio dall'introduzione integrale del Contratto Nazionale nelle scuole al quale si aggiunga una riflessione circa le disponibilità dell'Amministrazione Provinciale di assumersi altri oneri aggiuntivi. Il processo di modernizzazione nel rapporto fra amministrazione provinciale e scuola non può che prendere inizio dalla revisione delle modalità di gestione e dalla riproposizione della separazione dei ruoli e delle funzioni.