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Il Disegno di legge sulla scuola in Trentino
è dannoso all’autonomia provinciale
Prima che il tempo rimuova dalla memoria delle persone i temi del dibattito è opportuno rinfrescare alcuni concetti emersi negli ultimi giorni nella nostra provincia. Per semplicità chiamerò l’argomento “quello dei soldatini”, per fare riferimento alla appropriata riflessione emersa a proposito dello stanco trascinarsi della vita politica del Consiglio nel territorio
trentino. L’immagine evocata appare realmente calzante allo stato delle cose ed in verità non è del tutto nuova poiché, sin dalla approvazione della vigente legge elettorale, vi fu chi segnalò la pericolosità di precostituire una maggioranza consiliare essenzialmente subordinata al “partito del capo”. Con conseguenti capacità di rimozione e promozione dai ruoli istituzionali con un semplice schiocco delle dita, come di fatto
accadde. Tutto questo breve richiamo per segnalare che la “logica dei soldatini” proni ed acritici verso
le gerarchie, si è radicata e permea altre aree del vivere collettivo trentino.Nei prossimi mesi il Consiglio Provinciale sottoporrà a votazione il disegno di legge di iniziativa della Giunta che interverrà radicalmente sulla scuola e sul sistema dell’istruzione. Il testo è stato fatto, rifatto e rimaneggiato almeno quattro volte. Sottoposto ad una defatigante strategia di concertazione con le Organizzazioni Sindacali in modo tale da ottenere una certificazione di condivisione che ben si addice al modello consociativo che coinvolge ormai larga parte del mondo sindacale provinciale. Di fatto, quindi, il testo del disegno sull’istruzione arriverà in aula con contenuti e proposte certamente non rese note ai sindacati della scuola dopo aver subito metamorfosi e rimaneggiamenti sino a tre giorni prima della deliberazione della Giunta che l’ha reso proprio. Anche qui corre l’obbligo di segnalare l’emersione di quella logica da soldatini di cui si parla. Zitti e supini anche molti sindacati in evidente omaggio al sistema dettato dalla costituzione di un consiglio provinciale monolitico e assoggettato alle volontà del capo, nel quale i partiti di riferimento di alcuni sindacati sono depositari delle strategie sindacali.La scuola configurata nell’ipotesi legislativa è anche essa tutta segnata dal centralismo e dalla dipendenza gerarchica. La scuola, si prevede, sarà governata essenzialmente dalla Giunta Provinciale che, di volta in volta, colmerà gli spazi definiti dalla legge attraverso proprie deliberazioni. Gli organi di governo della scuola, e questo è veramente preoccupante, saranno costruiti e governati a seconda delle volontà della onnipresente ed onnipotente Giunta Provinciale. Come ben si vede e si capisce il “modello dei soldatini” esce dall’aula consiliare ed invade spazi che, invece, dovrebbero costituzionalmente essere garantiti dall’invadenza delle disciplinate truppe del “capo”. I dirigente scolastici, un tempo gratificati da trattamenti di favore e per questo ridotti alla condizione di acritici vassalli del capo, si trovano addirittura schiacciati fra l’incudine dell’autonomia della professione e la dipendenza dettata dall’appartenenza al sistema. La lettura del testo lascia senza fiato anche perché dal 1948, data di nascita della Costituzione Repubblicana, mai si era visto un progetto così invasivo ed autoritario posto sulla testa della scuola che è e deve continuare ad essere il tempio delle libertà di tutti i tipi. Non solo di quella di insegnamento, ma anche di quella di progettazione e di espressione dialettica con la realtà esterna. Subordinata la scuola ed ingessati gli organi collegiali, la scuola residuerà come luogo di raccolta dei giovani, con i dirigenti già reclutati nell’anticamera del capo e gli insegnanti ridotti ad operatori tecnici ed imbrigliati nella logica del telegoverno del capo.La polemica sul significato dell’autonomia provinciale esplosa manifestamente dopo il referendum di Lamon, ci impone azioni rapide e intuizioni senza rinvio. Fra queste prevale l’evidente necessità di qualificare il Trentino come soggetto moderno e dinamico. Ed è esattamente quello che, invece, il progetto sulla scuola esclude perché va a dotare l’autonomia trentina di una scuola tutt’altro che autonoma e frequentata da soggetti spogliati delle vesti che sono necessarie per rendere plurimo e variegato il pubblico che frequenta il tempio scolastico. Fatta indossare la divisa delle truppe del capo, anche la scuola dovrà muoversi e conformarsi allo “schiocco delle dita” di chi può e sa di potere. La Giunta provinciale, altrettanto assoggettata, governerà la scuola e l’assessore esterno, altra macroscopica sciocchezza figlia della legge elettorale, vigilerà sull’ortodossia dei comportamenti.Per il resto ed in altre parti la legge sulla scuola ripropone il solito diversivo verbale per giustificare la montagna di soldi che annualmente l’amministrazione provinciale darà alle scuole del cuore: quelle private di indirizzo confessionale. Proibitissima dalla Costituzione, questa elargizione appartiene alla categoria del dare per avere (soldi in cambio di sostegno elettorale) nei confronti della qual cosa il goffo tentativo del senatore Tarolli impallidisce.Rimane sullo sfondo la questione del destino di questa nostra Provincia, che non riesce a difendersi dalle tentazioni di farsi del male e che sta per condannare la sua scuola ad un ammennicolo in mano al comandate del soldatini reclutati per obbedir tacendo. Risulta invece che la storia ed il carattere dei trentini meriterebbero ben altro e che quello che stiamo vivendo rappresenta una grossolana anomalia. Il Trentino è terra di coraggiosi e l’autonomia l’hanno voluta in momenti ben più difficili. Bisognerà ricordarlo a tutti per invitarli a disertare da quell’esercito grigio e conformista che pattuglia e vigila sin sulla porta delle scuole, in attesa di accamparsi nelle aule
scolastiche.

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