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UIL - La voce libera della Scuola › 29 maggio 2006

 
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Festa della Repubblica, festa della Scuola Pubblica

Due soggetti strettamente connessi senza i quali il patto fra gli Italiani, nato dopo la dittatura ed erede di molta parte del Risorgimento, sarebbe indubbiamente mutilato di un fondamentale connotato. La scuola della Repubblica rappresenta la realizzazione dell’ impegno collettivo nel quale tutta la collettività, senza alcuna distinzione di principio politico di riferimento, individua il punto di partenza e d’arrivo del patto fra le generazioni di Italiani. Nella scuola , così come è definita in più parti della Costituzione, si concretizzano in punti fondamentali della convivenza democratica. Tutti gli italiani, senza distinzione di razza, sesso, religione e principi filosofici, partecipano per apprendere le competenze ed i valori collettivi.Tutti gli Italiani possono accedervi per esercitare la funzione docente nel pieno adempimento della libertà di insegnamento. Per impartire le conoscenza ed i valori della cultura scientifica ed umanistica che sono espressioni di libertà, proprio come in altra e prossima parte della Costituzione ben si è chiarito.
Nella scuola della Repubblica convergono i punti ed i valori sui quali non c’è possibilità di distinguere fra chi prospetta dottrine diverse poiché è l’intera collettività che in essa si manifesta proprio perché la collettività democratica, quella repubblicana, è pluralista. Non c’è omogeneità e conformismo culturale poiché è garantita la frequenza gratuita ed obbligatoria a tutti.La Repubblica realizza le scuole di ogni ordine e grado
Ne ha l’obbligo che è perentorio ed ineludibile. Laddove vi sia necessità, la collettività deve materialmente realizzare questa realtà che rappresenta il punto di incontro di tutti gli italiani e l’investimento sulle conoscenza che faranno degli alunni i futuri cittadini della Repubblica.Il due giugno appare quindi evidente e necessario dedicare una riflessione alla scuola della collettività anche in omaggio al messaggio di Ciampi il cui mandato presidenziale si è più volte caratterizzato per i fermi e sereni messaggi rivolti alla scuola pubblica. Il Presidente ebbe a dichiarare, quasi senza nulla aggiungere e togliere alla lettera costituzionale, che la Repubblica ha il dovere di realizzare la scuola pubblica. Un messaggio di pochi mesi fa, ma che deve essere richiamato poiché vi è una emergenza che il Presidente ben aveva presente ed è una emergenza che di giorno in giorno appare divenire più acuta.
La scuola privata
Vi è, infatti, un pericoloso abbandono dell’impegno verso la scuola pubblica ed un altrettanto pericoloso privilegio coltivato verso la scuola dei privati. C’è un continuo ripetersi di slogans e frasi fatte che, dopo essere state ripetute giorno dopo giorno, rischiano di far dimenticare il dettato costituzionale e piegare il capo a quella falsa modernità rappresentata dal sottrarsi dall’impegno collettivo verso la scuola di tutti. Non v’è giorno, infatti, che qualcuno non si eserciti nel tentativo di modificare il significato dei termini e con questo si vuole confondere la mente dei cittadini per spianare la strada ad interessi speculativi economici ed ideologici. Così accade che la scuola della Repubblica venga spregiativamente chiamata “scuola dello stato” volendo far intendere che in essa si manifesta lo “statalismo”, cioè una idea totalitaria. Con ipocrita ed interessata propaganda si vuole definire la scuola privata come quella “libera”, facendo intendere che la scuola della monocultura, cioè quella privata, sia quella libera. Mentre quella della Repubblica, che raccoglie tutti e che è palestra della libertà di insegnamento, non lo sia. Il paradosso è talmente forte da risultare talvolta convincente.Diceva il Barone di Munchausen
“ Ho ragione perché lo dico io”, riuscendo con questo a diventare convincente. Peraltro la democrazia è esercizio faticoso e quotidiano e si deve pure impegnare per dimostrare ciò che dovrebbe essere ovvio, come nel caso in questione laddove si deve sostenere che la scuola privata ha una sua funzione perché è consentito di coltivare la monocoltura anche attraverso il condizionamento della libertà di insegnamento. La scuola della collettività, della Repubblica e dello Stato democratico, invece, è libera per definizione. Nessuno può chiedere alla scuola pubblica di aggiungere un codicillo al proprio documento di identità per chiarire che deve accogliere tutti. Questo codicillo, invece deve essere richiesto alla scuola privata tanto per dare una parvenza di giustificazione della mole di denaro della quale viene beneficiata da una classe politica naturalmente in perenne ricerca di consensi. Costi quel che costi, in specie se questi costi sono posti sul bilancio della collettività.La politica dell’immagine è molto curata nella scuola della comunità che organizza pubbliche manifestazioni, marce non competitive, forum, si allea e si appoggia ai buoni sentimenti, predica altre ed alte condizioni pur di perpetuare l’ipocrita sostituzione dei termini d’uso.La scuola della Repubblica dona meno voti di quanto non riesca garantire una organizzata festa di una scuola della monocultura
Non c’ è assessore, non c’è quasi politico che senza senso del buon gusto non si metta in prima fila per flettersi ai probabili benefici che derivano all’abiura dei doveri costituzionali. C’è pure chi ha sostenuto che fra la scuola della Repubblica e quella della monocultura non c’è che una diversità di vocaboli d’uso. Il due giugno dovrebbe, anche per questo, essere dedicato, almeno per qualche minuto, al vocabolario della lingua italiana oltre che al pensiero di affaticati e benemeriti giuristi che tanto hanno dato per garantire e giustificare la distinzione fra ciò che è privatamente lecito e ciò che è doverosamente pubblico.