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Contratti della scuola › Comunicati personale ATA › 5 novembre 2004

 
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5 RAGIONI PER IL PERSONALE ATA

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE

SCIOPERO GENERALE DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

Cinque motivi per il personale ATA in Trentino

Come è noto lo sciopero generale indetto per tutto il personale della scuola è motivato da cinque fondamentali argomenti. Si va dal mancato rinnovo del secondo biennio economico del contratto nazionale di lavoro del comparto scuola, alla devolution prevista dal la riforma del Titolo V della Costituzione, alla legge di riforma della scuola così come riportata nella Legge 53/03, ai contenuti della legge finanziaria dello Stato prevista per il 2005 , ed il disegno di legge n° 4091/04 che prevede il passaggio alle competenze della legge dello stato giuridico degli insegnanti.

Parrebbe evidente che gli argomenti esulino dalla consueta visione del rapporto di lavoro del personale ATA direttamente ed esclusivamente gestito dalla competenze della Provincia Autonoma da più anni. In realtà una più approfondita riflessione porterebbe a concludere che ognuno degli argomenti posti a motivo dello sciopero generale indetto per il prossimo 15 novembre è di diretto interesse di tutti i lavoratori della scuola, nessuno escluso, e personale ATA provinciale nella stessa misura di tutti gli altri.

Uno ad uno gli argomenti, se analizzati in questa ottica, dimostrano come sia necessario che tutto il personale della scuola partecipi in modo massiccio allo sciopero.

Contratto nazionale: come il contratto provinciale

Un cenno agli specifici temi potrà forse essere utile. Iniziamo dal mancato rinnovo del biennio economico. La questione si inquadra nel più generale argomento che riguarda l’orientamento della spesa pubblica e , più precisamente, il riconoscimento dovuto alla necessità di superare il potere di acquisto delle retribuzioni dei pubblici dipendenti. L’Amministrazione dello Stato non è orientata a riconoscere pienamente questo obiettivo definito e condiviso sino dal 1993 . E’ quindi evidente che se l’orientamento dovesse prevalere nessun contratto stipulato dagli Enti Amministrativi, Regionali, Provinciali o Comunali che siano, avrebbe motivo di rispettare il doveroso rinnovo contrattuale con il recupero salariale dovuto. Fra questi, naturalmente, anche l’amministrazione della Provincia di Trento.

Devolution: regressione e impoverimento per tutti

Si tratta ora della "devolution". Un argomento che , proprio in considerazione dello Statuto di Autonomia Speciale, in Trentino sembra ormai essere consolidato o, addirittura superato dai fatti. Com’è noto la materia della riforma della Repubblica impegna il Paese da più di quattro anni poiché è convinzione diffusa che l’assetto previsto dalla Costituzione varata nel 1948 fosse superata dalle nuove complessità. Per questo già nel 2001 si era provveduto a riformare quella parte di Costituzione , il Titolo V, che conferiva alla Regioni competenze primarie e concorrenti in modo diverso dal dettato del 1948. Che quella soluzione fosse soddisfacente è una delle opinioni possibili. Ora, tuttavia, con la più recente Riforma approvata nel mese di ottobre, le competenze affidate agli Enti regionali spesso entrano in conflitto con quelle affidate allo Stato. Appare il concetto di "interesse nazionale" che è tutt’altro che tecnicamente chiaro. Ma soprattutto appare che alle regioni sia affidato il compito e la competenza primaria in materia di formazione e di organizzazione dell’istruzione. In breve accadrebbe, quindi, che spetterebbe ai bilanci regionali sostenere compiti che per alcune realtà sarebbero insostenibili. Per altre invece sarebbe facilmente assolvibile l’onere della formazione della sola organizzazione scolastica. La frantumazione del paese, e del suo tessuto culturale sarebbe pressoché inevitabile. Ed oggi ovviamente la frantumazione corre parallelamente alla decadenza, per tutti, non solo per alcuni, amati od odiati che siano. Naturalmente questa "devolution" si dovrebbe successivamente accompagnare anche alla imposizione fiscale devoluta. Anche concedendoci per un momento alla lettura egoistica della vicenda, non potremo che rilevare come in questa ipotesi vi sarebbero regioni con alto livello di Prodotto Interno Lordo in grado di autofinanziarsi ed altre in cui il Prodotto sarebbe stabile e che, come in Trentino, non produrrebbe il valore aggiunto sul quale operare il finanziamento delle competenze volute e acquisite.

La riforma che riduce l’istruzione e diminuisce gli organici

La legge di riforma della scuola, la legge 53 del 2003, è essenzialmente una legge che stabilisce la riduzione del tempo scuola. Di quel tempo, cioè, nel quale gli alunni debbono frequentare giornalmente ed annualmente la scuola. La sua riduzione comporta almeno due conseguenze immediate ed evidenti. La prima riguarda la riflessione sui risultati qualitativi degli studi, C’è chi sostiene che il risultato sarebbe migliore riducendo il tempo scuola e cita l’esempio di alcuni Paesi . Altri sono molto dubbiosi e , comunque sia, a noi pare chiaro che la riduzione dei tempi si riflette anche sulla organizzazione sociale. Ed inoltre ci pare chiaro che questa linea sottindente la possibilità di ricorrere alla scelta individuale di parte del tempo scuola per vere discipline facoltative di costo e significato diverso con diversi risultati sulla preparazione finale degli alunni, Più concretamente è chiaro che meno dura il tempo scuola, minore sarà il personale impegnato nella scuola. A cominciare dal personale ATA. Quindi la riforma che contestiamo si tradurrebbe in una vera e propria destrutturazione dei percorsi dell’istruzione, nella sottrazione di responsabilità collettive, nella riduzione di investimenti di risorse umane.

Una legge finanziaria iniqua

L’impegno finanziario che lo Stato investe nelle sue funzioni ha almeno due punti qualificanti: l’investimento nel futuro e l’equità nei prelievi fiscali.

Proprio nella nostra epoca, nella quale sono fortunatamente venute meno molte delle barriere che limitavano la libertà degli uomini e quelle poste alla circolazione delle idee, è vistosamente accentuata la necessità di accedere alle innovazioni. I Paesi che non si sostengono nella innovazione e nella ricerca scientifica e tecnologica inevitabilmente decadono. Per questo è vitale che la ricerca goda di attenzione anche e soprattutto dello Stato che deve investire in essa e che deve sollecitare tutte le forme che agevolino il massimo delle possibilità di sviluppo scientifico. La legge finanziaria che il Parlamento si appresta a varare, invece, registra la diminuzione delle risorse poste a disposizione della ricerca. L’illusione che l’Italia, tutta l’Italia non qualche regione, possa mantenersi nel benessere e nell’equilibrio sociale, è messa gravemente a repentaglio. Così come l’ipotesi di riformare il sistema fiscale produce impoverimento e privilegio. Infatti la suddivisione delle aliquote in quattro fasce non agevola, anzi danneggia, la formazione di risparmio, o la capacità di spesa, dei ceti medi e di quelli con minor reddito. Viceversa la formazione di una aliquota massima del 39% agevola i percettori di redditi elevati senza con questo produrre effetti positivi sul gettito fiscale o sulla domanda di beni. Quindi la "finanziaria" di cui ci dovremo occupare è destinata a frenare lo sviluppo del Paese e questo riguarda tutti noi. Indipendentemente dalla categoria professionale di appartenenza.

Lo stato giuridico in legge: autoritarismo e clientela corporativa

Per ultimo trattiamo il contenuto del Disegno di Legge che intende intervenire sullo "stato giuridico degli insegnanti". Va premesso che per "stato giuridico" si deve intendere il complesso delle norme che regolano l’assunzione, la carriera, le prestazioni, i diritti ed i doveri di un dipendente o di un lavoratore. Il processo di modernizzazione del rapporto di lavoro ha subito negli anni a decorrere dal 1992 una vistosa e radicale svolta. Infatti con l’approvazione della legge delega n° 421 del 1992, adeguandosi al complesso normativo Europeo e sotto la spinta della razionalizzazione della spesa pubblica, tutti i pubblici dipendenti sono stati trasferiti alle più complete dipendenze del contratto sottraendoli, con questo, dalle competenze della legge.

L’effetto di questa importante riforma da noi, in Provincia di Trento, si è avuto nel 1997 con la Legge n° 7 la quale, infatti, ha trasferito i poteri della contrattazione alla apposita Agenzia (APRaN). Qualche anno prima i dipendenti dello stato avevano già partecipato alla contrattazione in virtù del varo ed istituzione dell’ARAN ed il loro contratto era stato gradualmente delegificato e posto nelle competenze del diritto privato. Uno dei primi effetti della piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro del pubblico dipendente fu la vistosa autonomia del contratto rispetto ai poteri politici. Infatti le procedure dovute alla contrattualizzazione consentivano alle Organizzazioni Sindacali di sottrarsi agli inevitabili condizionamenti, anche clientelari, che precedentemente si erano verificati. Il fenomeno naturalmente non si è del tutto estinto. Ma quello che è certo è che la contrattualizzazione dello stato giuridico ha procurato una avanzata democratica, partecipativa e trasparente, delle condizioni che segnano i rapporti di lavoro.

Il disegno di legge di cui dobbiamo occuparci ha l’obiettivo di restaurare quelle procedure corporative ed inevitabilmente clientelari dalle quali con fatica tutto il pubblico impiego, e da noi in verità con fatica ed in ritardo, si è sottratto.

Se mai lo stato giuridico degli insegnanti dovesse essere ritrasferito alle competenze della Legge vorrebbe dire che il processo di modernizzazione dei rapporti di lavoro sarebbe di fatto fallito. In questo contesto solo il personale ATA rimarrebbe emarginato a significare, vistosamente, l’esclusione dall’area contrattuale della scuola: declassamento al ruolo di personale al margine del processo scolastico alle dipendenze di corporazioni cieche ed illuse. Cieche ed illuse perché dopo aver rinunciato all’autonomia contrattuale non rimarrebbe loro altra possibilità che quella di rifugiarsi ai piedi del politico per pietire considerazione e riconoscimenti. Il personale ATA sarebbe cacciato in un angolo e collocato in basso nella graduatoria del personale della scuola.

Questi sono gli argomenti per i quali il 15 novembre tutto il personale della scuola è invitato a scioperare. Nessuno può sentirsi escluso ed estraneo perché gli argomenti in discussione sono quelli che coinvolgono l’intero Paese, indifferentemente dal fatto che alcuni risiedano e lavorino in Trentino piuttosto che altrove. Indipendentemente dal proprio stato giuridico e dalla dipendenza da un Ente piuttosto che da un altro.