La nota proposta a Dellai mercoledì 5 dicembre
Trento, 05.12.2007
Nota sulle più urgenti problematiche relative al Comparto della
Scuola a carattere Statale in Provincia di Trento
Premessa
La Scuola ha autonomia funzionale che si configura nel possesso
di personalità giuridica, nella dirigenza specificatamente
scolastica, nella contrattazione sui criteri distributivi ed
organizzativi relativi all’impiego delle risorse professionali e
materiali. Queste definizioni corrispondono a condizioni che sono
necessaria premessa per la loro legale e piena attuazione.
La Scuola, inoltre, è sede dell’esercizio della libertà di
insegnamento e di esercizio del principio di libera formazione della
conoscenza della scienza, dell’arte e delle pluralistiche
sensibilità ed orientamento culturale.
L’autonomia Provinciale si colloca in relazione ai principi di
cui sopra concorrendo alla realizzazione dell’autonomia scolastica
nel rispetto delle competenze e dei ruoli delle figura istituzionali
della scuola. Anche per il raggiungimento di queste finalità,
garantite costituzionalmente, al sistema dell’istruzione deve essere
riconosciuto la specialità della struttura amministrativa e
l’autonoma definizione delle modalità gestionali attuando
concretamente la divisione del ruolo amministrativo rispetto a
quello politico.
La produzione legislativa provinciale, e la sua progressiva
attuazione, ha posto in evidenza alcuni momenti che richiedono
particolare attenzione ed altrettanta urgente risoluzione:
a- Organizzazione del Servizio Gestione delle Risorse Umane
Scuola e Formazione. Dopo la soppressione della Sovrintendenza
Scolastica è particolarmente acuta la necessità di ridare alla
Scuola un proprio autonomo assetto gestionale che sia di garanzia
nei confronti dell’invasione della politica. L’urgenza nasce anche
dalla constatazione che oggi è venuta meno la capacità di conoscere
le dinamiche nella scuola e delle sue necessità che sono quasi
esclusivamente legate all’esercizio della didattica. Prevale invece
l’intervento meramente amministrativo e comunque non mediato dalle
peculiarità del pensiero del mondo scolastico. Si chiede con urgenza
la risoluzione di questo problema, che è particolarmente acuto,
riattribuendo al Servizio una Dirigenza che sia espressione della
scuola e che, contemporaneamente, sia garante dell’autonomia
rispetto alla politica provinciale. Si vuole segnalare che la
piccola dimensione provinciale incentiva il ruolo della politica a
tutto svantaggio dell’autonomia della scuola con prevedibili effetti
di limitazione delle espressioni di pluralismo che sono parte vitale
dell’esercizio scolastico.
b- L’insegnamento delle lingue straniere nella scuola primaria va
rivisto radicalmente per ottenere una condizione di omogenea
preparazione degli alunni a conclusione del percorso della scuola
primaria. Si ricorda che oggi il modello delle “500 ore nel
quinquennio” produce un confuso sistema di organizzazione oraria di
insegnamento, eterogeneo nei risultati dell’apprendimento. E’
necessario ed urgente provvedere ad una razionalizzazione del
progetto provinciale dell’insegnamento delle lingue straniere per
ottenere una ragionevole base comune di impegno orario settimanale
di insegnamento delle lingue straniere. La soluzione, sin qui
adottata, di impiegare il personale docente in numeri esorbitanti di
classi va assolutamente affrontato e risolto nella direzione di
porre il limite delle sette classi nelle quali ogni insegnante può
positivamente esercitare la propria funzione docente. Oltre questo
numero si ottengono solo effetti negativi dovuti al sovraccarico
individuale ed a soluzioni incerte, oltre che eterogenee, circa la
distribuzione annuale delle ore specifiche di insegnamento. Occorre
quindi rivedere i parametri d’assegnazione del personale docente
prevedendo un aumento di personale assunto e necessario
all’insegnamento delle due lingue. Inoltre la razionalizzazione si
impone anche per garantire la continuità dell’attività didattica
evitando l’assunzione di personale non sempre in possesso dei
requisiti richiesti che, per questo, non è assunto dallo scorrimento
della graduatoria e che quindi possono mutare di anno in anno e non
possono costituire una normale condizione di permanenza e di
utilizzazione dell’esperienza professionale.
c- Riordino dei percorsi didattici nella scuola secondaria di
secondo grado attraverso la esplicita abrogazione delle eterogenee
applicazioni delle “sperimentazioni” derivanti dell’attuazione del
Protocollo di intesa PAT- MIUR del giugno del 2001.
La recente Legge n° 228 del 12 luglio 2006 abroga di fatto il Dlgs
226 del 17 ottobre 2005, attuativo della disposizioni riguardanti la
“definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni sul secondo ciclo”. In Provincia di Trento continuano ad
operare le disposizioni conseguenti al Protocollo in quale in larga
misura risulta essere temporalmente prescritto poiché sono trascorsi
i tre anni previsti per la sua validità legale. Ora la Legge 228/07
detta esplicitamente che le attuazioni del Dlgs 226/05, di cui il
Protocollo è anticipatore, non risultano più legalmente attuabili.
d- Le recenti disposizioni ministeriali, inerenti l’innalzamento
dell’obbligo e le indicazioni per il curricolo del primo ciclo,
richiedono una rapida revisione delle disposizioni provinciali per
ottenere un quadro di certezze organizzative e didattiche. Si
ritiene necessario semplificare il rapporto fra normativa nazionale
e provinciale per ottenere chiarezza soprattutto riguardo alla
compatibilità fra le indicazioni nazionali ed i piani di studio
provinciali. Questi ultimi, così come sono riportati dalla
Legislazione Provinciale ( art. 55 della LP5/06) appaiono diversi da
quelli per quanto riguarda l’attuazione del tempo pieno che è
indicato in quaranta ore settimanali. Quindi è necessario diffondere
nelle scuole in Trentino le indicazioni di merito in modo da
disporre le soluzioni nei tempi utili, oltre che per le necessità
organizzative, anche per quanto riguarda l’adeguamento degli
organici imposti dall’aumento dell’offerta scolastica.
e- I Dirigenti Scolastici sono definiti, legislativamente e
contrattualmente, dalle competenze funzionali alle autonomie
scolastiche assumendo la responsabilità della realizzazione degli
obiettivi deliberati dagli organi di governo didattico. Per
l’esercizio di tali funzioni il Dirigente Scolastico deve essere
dotato degli strumenti che gli garantiscano l’autonomia
professionale non condizionata, quindi, dal potere politico.
L’autonomia della scuola, che è riportata nella Costituzione della
Repubblica, è molto prossima all’autonomia del dirigente Scolastico.
Risulta quindi necessario ripristinare operativamente questo
principio che trova limite, in Provincia di Trento, nella piccola
dimensione locale e nella forte dotazione di competenze politiche.
Si ritiene di segnalare che la logica della rotazione degli
incarichi deve essere rivista poiché dai Dirigenti scolastici può
essere avvertita, come di fatto talvolta lo è, come una facoltà a
rimuovere e promuovere. L’assegnazione deve tenere in conto
l’esperienza maturata in termini di maturazione delle competenze nei
diversi ordini di scuola e delle capacità maturate nella specifica
scuola. Non si ritiene di dovere condividere il criterio di
rotazione che vede sostituzioni di dirigenti con incarico
temporalmente insufficiente per maturare esperienza nei rapporti con
tutti i soggetti della scuola e con le diverse complessità che
spesso sono molto rilevanti. Il Dirigente Scolastico rappresenta una
condizione del tutto particolare poiché è l’unica figura
dirigenziale diffusa sul territorio e con esso deve raggiungere la
migliore condizione di colloquio ed integrazione. La valutazione
periodica non può non tenere conto della presenza, nel Nucleo di
valutazione, di soggetti specificatamente espressione
dell’esperienza scolastica che siano, anche per questo, garanzia di
professionalità e di autonomia di queste figure professionali.
f- Con il passaggio delle competenze gestionali dagli uffici del
Servizio del Personale allo SGRUSF , il personale ATA è stato di
fatto più compiutamente inserito nel contesto scolastico. Il
processo di adeguamento è iniziato con una prima razionalizzazione
delle negoziazioni decentrate provinciali e con l’impegno alla
revisione delle graduatorie per le assunzioni. Si tratta di primi
impegni ai quali non sono seguiti altri necessari ed urgenti
interventi nella stessa direzione. E’ chiaro che il personale ATA
partecipa alle attività scolastiche che hanno precisi calendari di
inizio e di conclusione sui quali è calibrato tutto il processo di
assunzione e di mobilità del personale docente. Necessariamente le
stesse scadenze debbono essere assunte anche per le operazioni che
riguardano tutto il personale scolastico. Per raggiungere questo
fondamentale obiettivo è necessario che tutte le graduatorie del
personale ATA siano rese utilizzabili con chiarezza eliminando le
sedimentazioni che si sono sovrapposte nel tempo e che rendono le
assunzioni e le assegnazioni incerte e difficili nella gestione.
Oggi appare che il processo di riorganizzazione si sia interrotto
nonostante l’impegno del personale degli uffici. L’urgenza di
risolvere questa condizione di confusa incertezza trova risposta
anche nell’assegnazione di personale amministrativo ed impiegatizio
presso lo SGRUSF. Questo personale dovrà avere contratti di lavoro a
tempo indeterminato, poiché dovrà avere certezze nell’impegno
lavorativo ed assumere una responsabilità proporzionata
all’esperienza che è richiesta per la gestione di materie complesse,
come quelle della gestione del personale ATA. Il responsabile
dell’ufficio dovrà avere garanzia di esercitare le proprie funzioni
a pieno titolo assumendo la piena responsabilità del progetto di
razionalizzazione secondo tempi previsti da un apposito e specifico
piano.
g- L’APRaN deve essere ricostituita e dotata di una autonomia di
azione che consenta di attivare e partecipare ad una vera
contrattazione sottratta dal condizionamento politico restituendola
al ruolo previsto dalla Legge. Il suo ruolo e la sua funzione
consiste prioritariamente nell’autonomia della contrattazione dalla
referenzialità verso la politica. Quindi si riveda la composizione e
si codifichino le procedure riportando le competenze della politica
alla formulazione delle direttive contrattuali.

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