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Il commento della settimana › 6 dicembre 2007

 
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  Il commento
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La nota proposta a Dellai mercoledì 5 dicembre

Trento, 05.12.2007

Nota sulle più urgenti problematiche relative al Comparto della Scuola a carattere Statale in Provincia di Trento

Premessa

La Scuola ha autonomia funzionale che si configura nel possesso di personalità giuridica, nella dirigenza specificatamente scolastica, nella contrattazione sui criteri distributivi ed organizzativi relativi all’impiego delle risorse professionali e materiali. Queste definizioni corrispondono a condizioni che sono necessaria premessa per la loro legale e piena attuazione.

La Scuola, inoltre, è sede dell’esercizio della libertà di insegnamento e di esercizio del principio di libera formazione della conoscenza della scienza, dell’arte e delle pluralistiche sensibilità ed orientamento culturale.

L’autonomia Provinciale si colloca in relazione ai principi di cui sopra concorrendo alla realizzazione dell’autonomia scolastica nel rispetto delle competenze e dei ruoli delle figura istituzionali della scuola. Anche per il raggiungimento di queste finalità, garantite costituzionalmente, al sistema dell’istruzione deve essere riconosciuto la specialità della struttura amministrativa e l’autonoma definizione delle modalità gestionali attuando concretamente la divisione del ruolo amministrativo rispetto a quello politico.

La produzione legislativa provinciale, e la sua progressiva attuazione, ha posto in evidenza alcuni momenti che richiedono particolare attenzione ed altrettanta urgente risoluzione:

a- Organizzazione del Servizio Gestione delle Risorse Umane Scuola e Formazione. Dopo la soppressione della Sovrintendenza Scolastica è particolarmente acuta la necessità di ridare alla Scuola un proprio autonomo assetto gestionale che sia di garanzia nei confronti dell’invasione della politica. L’urgenza nasce anche dalla constatazione che oggi è venuta meno la capacità di conoscere le dinamiche nella scuola e delle sue necessità che sono quasi esclusivamente legate all’esercizio della didattica. Prevale invece l’intervento meramente amministrativo e comunque non mediato dalle peculiarità del pensiero del mondo scolastico. Si chiede con urgenza la risoluzione di questo problema, che è particolarmente acuto, riattribuendo al Servizio una Dirigenza che sia espressione della scuola e che, contemporaneamente, sia garante dell’autonomia rispetto alla politica provinciale. Si vuole segnalare che la piccola dimensione provinciale incentiva il ruolo della politica a tutto svantaggio dell’autonomia della scuola con prevedibili effetti di limitazione delle espressioni di pluralismo che sono parte vitale dell’esercizio scolastico.

b- L’insegnamento delle lingue straniere nella scuola primaria va rivisto radicalmente per ottenere una condizione di omogenea preparazione degli alunni a conclusione del percorso della scuola primaria. Si ricorda che oggi il modello delle “500 ore nel quinquennio” produce un confuso sistema di organizzazione oraria di insegnamento, eterogeneo nei risultati dell’apprendimento. E’ necessario ed urgente provvedere ad una razionalizzazione del progetto provinciale dell’insegnamento delle lingue straniere per ottenere una ragionevole base comune di impegno orario settimanale di insegnamento delle lingue straniere. La soluzione, sin qui adottata, di impiegare il personale docente in numeri esorbitanti di classi va assolutamente affrontato e risolto nella direzione di porre il limite delle sette classi nelle quali ogni insegnante può positivamente esercitare la propria funzione docente. Oltre questo numero si ottengono solo effetti negativi dovuti al sovraccarico individuale ed a soluzioni incerte, oltre che eterogenee, circa la distribuzione annuale delle ore specifiche di insegnamento. Occorre quindi rivedere i parametri d’assegnazione del personale docente prevedendo un aumento di personale assunto e necessario all’insegnamento delle due lingue. Inoltre la razionalizzazione si impone anche per garantire la continuità dell’attività didattica evitando l’assunzione di personale non sempre in possesso dei requisiti richiesti che, per questo, non è assunto dallo scorrimento della graduatoria e che quindi possono mutare di anno in anno e non possono costituire una normale condizione di permanenza e di utilizzazione dell’esperienza professionale.

c- Riordino dei percorsi didattici nella scuola secondaria di secondo grado attraverso la esplicita abrogazione delle eterogenee applicazioni delle “sperimentazioni” derivanti dell’attuazione del Protocollo di intesa PAT- MIUR del giugno del 2001.

La recente Legge n° 228 del 12 luglio 2006 abroga di fatto il Dlgs 226 del 17 ottobre 2005, attuativo della disposizioni riguardanti la “definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo”. In Provincia di Trento continuano ad operare le disposizioni conseguenti al Protocollo in quale in larga misura risulta essere temporalmente prescritto poiché sono trascorsi i tre anni previsti per la sua validità legale. Ora la Legge 228/07 detta esplicitamente che le attuazioni del Dlgs 226/05, di cui il Protocollo è anticipatore, non risultano più legalmente attuabili.

d- Le recenti disposizioni ministeriali, inerenti l’innalzamento dell’obbligo e le indicazioni per il curricolo del primo ciclo, richiedono una rapida revisione delle disposizioni provinciali per ottenere un quadro di certezze organizzative e didattiche. Si ritiene necessario semplificare il rapporto fra normativa nazionale e provinciale per ottenere chiarezza soprattutto riguardo alla compatibilità fra le indicazioni nazionali ed i piani di studio provinciali. Questi ultimi, così come sono riportati dalla Legislazione Provinciale ( art. 55 della LP5/06) appaiono diversi da quelli per quanto riguarda l’attuazione del tempo pieno che è indicato in quaranta ore settimanali. Quindi è necessario diffondere nelle scuole in Trentino le indicazioni di merito in modo da disporre le soluzioni nei tempi utili, oltre che per le necessità organizzative, anche per quanto riguarda l’adeguamento degli organici imposti dall’aumento dell’offerta scolastica.

e- I Dirigenti Scolastici sono definiti, legislativamente e contrattualmente, dalle competenze funzionali alle autonomie scolastiche assumendo la responsabilità della realizzazione degli obiettivi deliberati dagli organi di governo didattico. Per l’esercizio di tali funzioni il Dirigente Scolastico deve essere dotato degli strumenti che gli garantiscano l’autonomia professionale non condizionata, quindi, dal potere politico. L’autonomia della scuola, che è riportata nella Costituzione della Repubblica, è molto prossima all’autonomia del dirigente Scolastico. Risulta quindi necessario ripristinare operativamente questo principio che trova limite, in Provincia di Trento, nella piccola dimensione locale e nella forte dotazione di competenze politiche. Si ritiene di segnalare che la logica della rotazione degli incarichi deve essere rivista poiché dai Dirigenti scolastici può essere avvertita, come di fatto talvolta lo è, come una facoltà a rimuovere e promuovere. L’assegnazione deve tenere in conto l’esperienza maturata in termini di maturazione delle competenze nei diversi ordini di scuola e delle capacità maturate nella specifica scuola. Non si ritiene di dovere condividere il criterio di rotazione che vede sostituzioni di dirigenti con incarico temporalmente insufficiente per maturare esperienza nei rapporti con tutti i soggetti della scuola e con le diverse complessità che spesso sono molto rilevanti. Il Dirigente Scolastico rappresenta una condizione del tutto particolare poiché è l’unica figura dirigenziale diffusa sul territorio e con esso deve raggiungere la migliore condizione di colloquio ed integrazione. La valutazione periodica non può non tenere conto della presenza, nel Nucleo di valutazione, di soggetti specificatamente espressione dell’esperienza scolastica che siano, anche per questo, garanzia di professionalità e di autonomia di queste figure professionali.

f- Con il passaggio delle competenze gestionali dagli uffici del Servizio del Personale allo SGRUSF , il personale ATA è stato di fatto più compiutamente inserito nel contesto scolastico. Il processo di adeguamento è iniziato con una prima razionalizzazione delle negoziazioni decentrate provinciali e con l’impegno alla revisione delle graduatorie per le assunzioni. Si tratta di primi impegni ai quali non sono seguiti altri necessari ed urgenti interventi nella stessa direzione. E’ chiaro che il personale ATA partecipa alle attività scolastiche che hanno precisi calendari di inizio e di conclusione sui quali è calibrato tutto il processo di assunzione e di mobilità del personale docente. Necessariamente le stesse scadenze debbono essere assunte anche per le operazioni che riguardano tutto il personale scolastico. Per raggiungere questo fondamentale obiettivo è necessario che tutte le graduatorie del personale ATA siano rese utilizzabili con chiarezza eliminando le sedimentazioni che si sono sovrapposte nel tempo e che rendono le assunzioni e le assegnazioni incerte e difficili nella gestione. Oggi appare che il processo di riorganizzazione si sia interrotto nonostante l’impegno del personale degli uffici. L’urgenza di risolvere questa condizione di confusa incertezza trova risposta anche nell’assegnazione di personale amministrativo ed impiegatizio presso lo SGRUSF. Questo personale dovrà avere contratti di lavoro a tempo indeterminato, poiché dovrà avere certezze nell’impegno lavorativo ed assumere una responsabilità proporzionata all’esperienza che è richiesta per la gestione di materie complesse, come quelle della gestione del personale ATA. Il responsabile dell’ufficio dovrà avere garanzia di esercitare le proprie funzioni a pieno titolo assumendo la piena responsabilità del progetto di razionalizzazione secondo tempi previsti da un apposito e specifico piano.

g- L’APRaN deve essere ricostituita e dotata di una autonomia di azione che consenta di attivare e partecipare ad una vera contrattazione sottratta dal condizionamento politico restituendola al ruolo previsto dalla Legge. Il suo ruolo e la sua funzione consiste prioritariamente nell’autonomia della contrattazione dalla referenzialità verso la politica. Quindi si riveda la composizione e si codifichino le procedure riportando le competenze della politica alla formulazione delle direttive contrattuali.