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La riforma Trentina
Esercitando gli spazi di autonomia (competenza primaria e
quella concorrente), offerti dalla L.P. 5/06, il Governo
provinciale ha posto in essere un suo disegno di riforma
delle Secondarie di secondo grado (le “Superiori”).
Modifica del monte ore annuale dei Licei (930 ore) e degli
Istituti Tecnici (990), estensione da 202 a 210 (35
settimane/anno) dei giorni scolastici di lezione, monte ore
annuale articolato in unità di lezione di 50’, cancellazione
degli istituti d’istruzione professionale: questi i punti
salienti della delibera 2220 dell’11 settembre 09. A seguito
della iniziativa provinciale, la UIL Scuola, di concerto con
le altre OO.SS., si è mossa nel richiedere e ottenere
dall’Assessore alcune garanzie: neutralità della delibera
rispetto a organici e carichi di lavoro; mantenimento
dell’offerta formativa degli istituti di istruzione
professionale e delle relative cattedre.
Nel merito ricordiamo:
1. la eccessiva semplificazione/riduzione dell’offerta
formativa, in una società sempre più intitolata alla
complessità:
a) il biennio unitario. Sicuramente offre la
possibilità di scegliere il proprio percorso di studi anche
più in là (a 16 anni), aumentando il grado di flessibilità
dell’intero sistema; è evidente però che, nel contempo,
riduce e appiattisce la “caratterizzazione degli indirizzi”
al solo triennio finale. E’ necessario un approfondimento
sulla costituzione di un’area comune all’interno del primo
biennio, accompagnata però da una differenziazione chiara
tra i vari percorsi scolastici.
b) la riduzione eccessiva, superiore anche alla
riforma Gelmini, del quadro orario delle discipline nel
corso del quinquennio; anche in materie straordinariamente
importanti (sempre che possa esistere una gerarchia tra
discipline, così come nei settori della ricerca
scientifica). Non difficile, in questo, la comparazione con
gli schemi di regolamento ministeriale.
c) l’ambiguità e la poca trasparenza sulle modalità e
gli spazi per l’utilizzo degli strumenti (quote orarie)
dell’autonomia scolastica, al fine di potenziare e
differenziare l’offerta formativa di ciascun istituto. Quale
il senso di parole e definizioni quali “curvatura sociale”,
“elevata flessibilità organizzativa”?
2. la cancellazione dell’offerta formativa
dell’istruzione professionale, rivolta ad uno specifico
target di studenti, senza che vi fosse contemporaneamente un
percorso normativo preciso, una road map, a sostegno della
Formazione Professionale in ordine a: autonomia e dirigenza
delle singole istituzioni scolastiche, ridefinizione delle
classi di concorso e conversione delle esistenti,
reclutamento degli insegnanti.
Nel metodo occorre protestare con forza sulle
modalità con le quali la riforma è stata portata avanti.
Mentre alle organizzazioni sindacali, rappresentanti di
insegnanti e degli ATA, veniva presentata una delibera anche
attraverso linguaggi fumosi, carichi di ambiguità, nelle
segrete stanze si costruiva il disegno taciuto fino in
ultimo. La stessa presentazione dell’offerta formativa
territoriale, effettuata in meno di due settimane, si è
mantenuta su di un piano sufficientemente ambiguo, usando
come sinonimi termini come “decisione” o “proposta”. Da qui
nasce anche la rabbia, comprensibile, degli insegnanti e
nostra.
Anche in questa occasione, appare evidente l’assenza di una
rappresentanza politica della scuola pubblica a tutto
vantaggio di quella privata, alla quale la maggioranza di
governo provinciale destina quote di bilancio sempre
maggiori.
Il Sindacato UIL Scuola, nel prendere atto delle
decisioni assunte dalla Giunta Provinciale, ribadisce pur
tuttavia la centralità del sistema d’istruzione pubblico e
ricorda agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e al
personale ATA che per la loro funzione professionale la
scuola pubblica rappresenta l’occasione per esercitare un
ruolo sociale necessario.
Sarà nella definizione del contratto di lavoro che il nostro
Sindacato agirà per arginare l’invadenza delle iniziative
del governo provinciale ad iniziare dalla riduzione
dell’orario frontale per imporre riduzioni d’organico
attraverso recuperi obbligatori. Su questo punto, il cui
significato è politico nonché giuridico, l’intera area
contrattuale della scuola (insegnanti, dirigenti scolastici
e personale ATA) è invitata a superare remore corporative
false quanto pericolose.
Tutto il personale della scuola, di ogni ordine e grado,
deve essere posto nella condizione di condividere la
battaglia che va nella direzione della tutela dell’autonomia
scolastica e di quella della professionalità.
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