Corriere del Trentino – Domenica 21 Dicembre 2025

«Bonus terzo nato, misura per poche famiglie. Denatalità: il problema sono la casa e i servizi»

 

Sindacati critici. Grosselli (Cgil): «Intento elettoralistico, servono incentivi per il primo e secondo figlio»

TRENTO

La prospettiva non è cambiata. Già in sede di discussione dell’assestamento di bilancio i sindacati avevano espresso qualche perplessità sul bonus per il terzo figlio che partirà dal primo gennaio, come annunciato venerdì dal vicepresidente Achille Spinelli. Una misura in cui la giunta Fugatti crede molto, ma le organizzazioni sindacali dubitano che possa realmente contrastare la denatalità. «Mi sembra un intento più che altro elettoralistico», sintetizza il segretario generale della Cgil Andrea Grosselli. E parte da un dato statistico: «In Trentino non c’è un problema di terzi figli, nella classifica nazionale la provincia di Trento è seconda solo a Bolzano per numero di famiglie con tre o più figli, sono invece crollati i primi nati e i secondi nati, quindi è assurdo concentrarsi sul terzo figlio». Il problema è l’età delle neomamme: in media la donna decide di diventare madre attorno ai 33 anni, poi c’è il fattore economico, tutt’altro che secondario. «Dopo il primo figlio, con il calo del potere economico e le difficoltà lavorative, i genitori spesso rinunciano. Se si vuole attuare politiche di sostegno bisogna lavorare sul secondo figlio», chiarisce Grosselli.

L’assegno prevede contributi fino a 48mila euro in dieci anni a seconda della fascia Icef. Le famiglie che decideranno di allargare la famiglia potranno beneficiare di un sostegno per dieci anni che va da un minimo di 250 euro mensili per i nuclei con Icef superiori a 0,40 fino a 0,70 o in assenza di attestazione Icef, fino a 400 euro mensili per le famiglie con un indicatore più basso, fino a 0,40. «È una misura che rischia di disincentivare il ritorno al lavoro», secondo la Cgil. La Provincia però ha introdotto anche una quota premiale di circa 200 euro per le donne che, a partire dal terzo anno, rientrano al lavoro o restano all’interno del mercato del lavoro, un intervento pensato proprio per incentivare la donna a rientrare nel mondo lavorativo. «È positivo, ma non basta», dicono i sindacati Cgil, Cisl e Uil, allineati sull’efficacia del sostegno provinciale.

Per Walter Largher, segretario generale della Uil, «i bonus lasciano il tempo che trovano. Il tema è aumentare l’occupazione femminile perché ancora oggi purtroppo la cura familiare è in carico alle donne e speriamo che in futuro ci sia un cambiamento culturale. Bisogna poi incrementare i servizi». Al centro c’è la casa: i costi elevati per l’acquisto di un immobile e il caro affitti, che Largher lega anche al tema dello spopolamento delle valli e dei paesi più piccoli. «In queste realtà è più facile trovare un’abitazione, i prezzi sono più bassi, ma senza servizi i giovani tendono a spostarsi nelle città o nei paesi più grandi. Il bonus per il terzo figlio non è la risposta. Oggi i prezzi delle case sono alle stelle, si fatica anche a trovare appartamenti in affitto e i salari continuano ad essere bassi. La Provincia sta dando risposte in termini di visibilità, invece servono politiche strutturali».

Per Grosselli è anche una questione di numeri: «Questa misura inciderà sul bilancio per 36 milioni e a regime beneficeranno circa 4.000 famiglie, poche, se pensiamo che la Provincia spende ogni anno 42 milioni per 33.000 famiglie: c’è una disparità evidente». Poi torna sul tema del ritorno al lavoro delle mamme e cita l’esempio della classe operaia: «L’assegno per il terzo nato rischia di indurre le famiglie a fare calcoli. In Trentino le operaie in età fertile, tra i 19 e i 49 anni, che potenzialmente sono madri e potrebbero decidere di avere un terzo figlio sono circa 24mila e prendono uno stipendio medio di 1.080 euro al mese lordi. Lo Stato, per chi ha un indicatore Isee inferiore ai 17mila euro, prevede un assegno unico nazionale per il terzo figlio di 550 euro, la Provincia eroga un bonus da 400 euro: mi conviene lavorare?». Infine la stoccata alla giunta Fugatti: «Se la logica leghista è quella di dare più ai trentini, questa misura mi sembra un controsenso. Il 38% dei terzi figli nasce in famiglie extracomunitarie».

È più pacato il segretario della Cisl Michele Bezzi: «Non è una misura sbagliata, ma servirebbe altro. Il problema è garantire la possibilità a tutti di avere una famiglia e per far questo servono due cose: servizi conciliativi e valorizzazione del lavoro femminile. Servono politiche strutturali, dare ai giovani e alle famiglie certezze nel futuro e nell’aiuto economico. Bisogna incentivare il primo e il secondo figlio, perché oggi i giovani hanno paura del futuro: bisogna valorizzarli, dando loro certezze».

 

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CORRIERE bonus ART 211225