Corriere del Trentino – Venerdì 5 dicembre 2025

Casa, un piano «locazioni 5.0»

Un piano «Locazioni 5.0»: l’Uniat del Trentino, l’associazione degli inquilini, ambiente e territorio che fa riferimento alla UIL rilancia una proposta di cui si discute su diversi territori regionali, come il Veneto, e anche all’estero. In Trentino l’azione della Provincia e soprattutto di ITEA rispetto alla questione casa va a rilento. Lo scatto annunciato tante volte dall’assessore Marchiori e dal nuovo management ITEA, con la riassegnazione delle centinaia e centinaia di alloggi pubblici sfitti e nel recupero di quelli di risulta, anch’essi troppo lentamente rimessi in circolo negli ultimi 10 anni, tarda a realizzarsi. Tante chiacchiere e poca concretezza. Anzi, la notizia che per la Nave dell’ITEA del quartiere S. Pio X, zona popolare di Trento, non ci siano più i finanziamenti previsti per la demo-ricostruzione di una palazzina di 36 alloggi a canone sociale e la lentezza con cui si sta realizzando il progetto ex Palafitte a S. Bartolomeo o procedendo alla implementazione del nuovo piano di social housing nominato Ri-Urb fanno pensare alla necessità di nuove proposte ed idee per affrontare l’emergenza. E perché non provare a ragionare, domanda Uniat, proprio con le strumentazioni delle società di affitti turistici che hanno minato e distrutto il mercato dell’affitto residenziale in tutti i territori? Almeno nelle aree afflitte dal fenomeno dell’overtourism e quindi dalla esiguità di offerta di alloggi, anche piccoli, in affitto a prezzi abbordabili per le fasce più fragili degli abitanti: giovani coppie, studenti o per chi vive di un solo basso reddito? L’idea, promossa anche in Veneto dall’Ance (Associazioni costruttori edili) è quella di realizzare al minor costo possibile mini-appartamenti funzionali che si affitterebbero «con un abbonamento ad una piattaforma dedicata all’abitare residenziale». Soluzioni abitative da 20 o 28 mq al costo di 10/13 euro al giorno, appunto destinate alle fasce deboli, facendo così in modo di trattenere nelle nostre comunità le giovani generazioni e promuovere la coesione sociale. Un modello di comunità residenziali a canoni calmierati, realizzate in partnership fra il pubblico ed il privato con un modello di finanziamento allargato per rispondere anche al calo demografico ed alla carenza strutturale di manodopera. Scarsità di persone che affligge le nostre imprese di tutti i settori, manifattura e turismo in testa e gli enti ed i servizi pubblici: enti locali, sanità, poste, sicurezza ed assistenza alle persone. La formula dei contratti sarebbe flessibile: affitti brevi, mensili o accordi fino a un massimo di tre anni e le rigenerazioni edilizie si potrebbero sperimentare in primis sia con immobili pubblici dismessi, come La Nave di S. Pio X, sia alle nuove costruzioni vista la disponibilità di aree edificabili residuali da tanti piani attuativi scaduti nei Piani regolatori di tanti comuni, come quello di Trento. In questo caso occorrerà finanziarle riordinando e razionalizzando le diverse misure a pioggia a favore della casa e gli investimenti, cercando di attrarre investitori istituzionali e cofinanziamenti bancari ed europei (Fesr) per avviare le iniziative di capitale iniziale necessario. Le abitazioni dovrebbero essere a basso impatto ambientale ed alta efficienza energetica anche per sfruttare o far proporre all’ente pubblico nuovi incentivi edilizi in grado di sostituire almeno parzialmente i bonus 110%, rilanciando così anche il settore delle costruzioni, visto l’imminente termine del volano del Pnrr. Uniat propone inoltre di provare a coinvolgere nel progetto anche parte delle 5.000 abitazioni private sfitte che per la maggior parte i proprietari non mettono in affitto per timore delle lungaggini e complicazioni date dagli inquilini morosi dei contratti pluriennali ordinari, fenomeno che questa forma di contratto breve, probabilmente potrebbe ridurre.
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CORRIERE Uniat ART 051225