Il T – Sabato 20 dicembre 2025
Contratto carta Cgil, Uil e Ugl contro Pomini: «La Cisl si contraddice»
Rinnovo del Ccnl Carta, replica delle segreterie provinciali a Lorenzo Pomini
RIVA DEL GARDA
RIVA Le Segreterie Provinciali Slc Cgil, Uilcom Uil e Ugl replicano a Lorenzo Pomini della Cisl in merito al rinnovo del Ccnl Carta. «In occasione dell’assemblea generale alle Cartiere del Garda per lo stato d’agitazione per il rinnovo del contratto, assemblea indetta da Cgil, Uil e Ugl, abbiamo ritenuto corretto pur non essendo in alcun modo dovuto dare spazio anche alla Cisl, consentendo a Lorenzo Pomini e ai rappresentanti Rsu Cisl di sedersi al tavolo con noi e di rappresentare liberamente la loro posizione davanti ai lavoratori e ai propri iscritti. Una scelta di trasparenza e rispetto democratico, che dimostra chi lavora realmente per l’unità sindacale e chi, invece, oggi prova a costruire una narrazione strumentale dei fatti. Detto questo, non possiamo ignorare le gravi incoerenze che caratterizzano le attuali prese di posizione della Cisl in provincia dal segretario Lorenzo Pomini. Da un lato si afferma che “è meglio trattare che scioperare”, criticando apertamente l’utilizzo dello sciopero come strumento di lotta; dall’altro, i fatti raccontano una realtà diversa: gli iscritti Cisl hanno scioperato, diversi territori Cisl hanno preso posizione contro la linea della segreteria nazionale, arrivando anche alla diffusione di documenti ufficiali di dissenso. Emblematico è il comunicato della Fistel Cisl Toscana, nel quale si afferma chiaramente che: l’offerta economica avanzata da Assocarta non è accettabile; il nuovo sistema di classificazione necessita di chiarimenti e approfondimenti; lo stato di agitazione non solo è legittimo, ma necessario, qualora serva a ottenere un risultato congruo. Una posizione che coincide esattamente con quella assunta dalle Segreterie Nazionali di Ugl, Uil e Cgil, e che conferma come la scelta della mobilitazione non sia una forzatura ideologica, ma una decisione coerente con la piattaforma rivendicativa, condivisa dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali e sostenuta dai lavoratori del settore. Alla luce di tutto questo, risulta quantomeno contraddittorio condannare lo sciopero sul piano mediatico e politico, salvo poi praticarlo nei territori e sostenerlo anche in alcuni documenti ufficiali. Lo sciopero non è un fine, ma uno strumento di pressione legittimo, necessario quando la controparte mantiene una posizione rigida e propone aumenti economici del tutto insufficienti, come i 190 euro in tre anni, che non recuperano minimamente il potere d’acquisto perso».
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