COMUNICATO STAMPA UNITARIO 30.12.2026
Crescita dei dipendenti pubblici? Un abbaglio statistico che nasconde la crisi.
Rincresce che le nostre segnalazioni siano state ignorate: i dati ISPAT continuano a sommare realtà incomparabili.

TRENTO – È triste dover constatare come, nonostante lo avessimo già fatto notare in più di un’occasione, la lettura dei dati sull’impiego pubblico continui a cadere nel medesimo errore di fondo, vittima di un’aggregazione statistica operata dall’ISPAT che somma dipendenti di varie provenienze e nature giuridiche diverse finendo per nascondere il grave sottodimensionamento del sistema.

L’ottimismo scaturito sulla stampa è quindi ingiustificato perché ignora le nostre denunce passate su un metodo che mescola tutto: è fondamentale sottolineare innanzitutto come, al di là delle cifre complessive, il dato relativo alla Provincia Autonoma di Trento sia rimasto pressoché stabile nel corso degli anni, una stagnazione che equivale nei fatti a una regressione se rapportata all’enorme mole di nuove competenze che l’Autonomia ha dovuto assorbire in questi due decenni, ma l’aspetto più preoccupante che le tabelle non evidenziano è che questa apparente stabilità numerica è un castello di carte pronto a crollare poiché un gruppo enorme di dipendenti provinciali e degli enti locali si accinge ad andare in pensione nel brevissimo periodo, creando una voragine che senza un piano straordinario di assunzioni porterà al collasso operativo.

L’errore metodologico di presentare un dato aggregato in crescita è poi clamoroso nel comparto delle Funzioni Centrali, dove il “gonfiamento” statistico appare sistemico: se alla voce “Economia e Finanze” la tabella riporta 922 unità contro le circa 400 reali (includendo evidentemente la Guardia di Finanza), lo stesso meccanismo distorto si applica verosimilmente anche alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e alla Difesa, dove nel conteggio finiscono militari e forze dell’ordine, rendendo impossibile distinguere la forza lavoro civile da quella in divisa e mascherando il fatto che gli uffici statali amministrativi sono ridotti all’osso.

Questa modalità di presentazione dei dati finisce per oscurare anche la desertificazione in atto nei Comuni e nelle Comunità di Valle, dove meno di 6.000 persone reggono l’urto burocratico di tutti i municipi trentini, e trascura le criticità delle APSP dove i numeri non raccontano la carenza qualitativa di figure sanitarie; per questo motivo ribadiamo con forza di non fermarsi alla superficie di statistiche aggregate che, se non depurate da questi errori di lettura già segnalati e non contestualizzate rispetto all’età media elevata del personale, rischiano di legittimare un pericoloso immobilismo.

FP CGIL
ALBERTO BELLINI

CISL FP
GIUSEPPE PALLANCH

UIL FPL EE.LL.
ANDREA BASSETTI

 

COMUNICATO STAMPA UNITARIO 30.12.2026 – Crescita dei dipendenti pubblici_ Un abbaglio statistico che nasconde la crisi.