Il T – Domenica 7 dicembre 2025

«Dipendenti pubblici: il 10% rinuncia al posto»

 

L’allarme | Pallanch (Cisl): «Senza welfare e salari più elevati il Trentino diventerà solo un punto di passaggio»

I sindacati

Largher (Uil): «Sulla casa l’Alto Adige fa meglio del Trentino, servono investimenti maggiori»

In Trentino c’è già chi rinuncia al posto pubblico ancora prima di entrare in servizio. Succede all’Agenzia delle Entrate, dove, delle 85 assunzioni previste, solo 77 persone hanno confermato l’interesse ad arrivare sul territorio. È il segnale più evidente di un fenomeno che i sindacati denunciano da mesi: il lavoro pubblico resta attrattivo sulla carta, ma il divario fra stipendi e costo della vita sta diventando insostenibile. Alloggi introvabili, affitti fuori scala, servizi costosi e un welfare che non riesce più a compensare la pressione economica locale stanno frenando il reclutamento e svuotando gli uffici. E mentre la pubblica amministrazione prova a correre ai ripari con concorsi e nuove assunzioni, per molti lavoratori giovani il Trentino rischia di essere solo una tappa temporanea prima del ritorno a casa.

Pallanch: «Salari e welfare»
Per Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp del Trentino, il nodo è ormai strutturale. «Il lavoro pubblico è un patrimonio di competenze che garantisce servizi essenziali, ma oggi va preservato e valorizzato per non rischiare un arretramento», avverte. Il problema, spiega, è che il costo della vita nel territorio «corre più veloce che altrove» e sta erodendo il potere d’acquisto anche dopo i rinnovi dei contratti nazionali e provinciali. La Cisl lancia così un appello diretto alla Provincia: rinnovi sì, ma accompagnati da una strategia politica capace di rendere il Trentino sostenibile e competitivo per chi ci lavora. La situazione più critica Cisl Fp Giuseppe Pallanch riguarda le Funzioni centrali — ministeri, agenzie fiscali, enti non economici — dove i contratti nazionali si scontrano con un mercato immobiliare molto più oneroso “rispetto al resto d’Italia. «Un dipendente a Trento paga affitto e L’autonomia deve proteggere anche chi lavora per le funzioni centrali e svolge servizi fondamentali. Servono investimenti, non tagli Giuseppe Pallanch servizi molto più di un collega di un’altra regione. L’autonomia deve intervenire per colmare il differenziale, con welfare indiretto e strumenti di controllo sul mercato della casa», sostiene il segretario.Secondo Pallanch la Provincia deve tornare a fare regia: politiche familiari, misure per l’attrattività, sostegno alla Uil Walter Largher residenzialità. «Si possono bandire concorsi, ma se non si trova un alloggio a prezzi ragionevoli gli sforzi diventano vani. I giovani non possono essere reclutati e poi lasciati soli: serve un percorso che si faccia carico dei costi e della logistica». Da qui la richiesta di un piano provinciale per l’edilizia residenziale a canone calmierato dedicato ai lavoratori pubblici e alle loro famiglie, per trasformare i «pendolari del posto fisso» in cittadini stabili.Il sindacato chiede inoltre misure di sostegno al reddito attraverso i servizi: potenziamento dell’Euregio Family Pass, agevolazioni sui trasporti, bonus nido integrati, sostegni sanitari. «Devono diventare un vero salario accessorio territoriale». Sul reclutamento, Pallanch insiste su concorsi territoriali e sulla valorizzazione del lavoro agile previsto dal contratto: «Non è un diritto automatico ma uno strumento moderno, che aumenta l’attrattività e non può essere frenato da resistenze culturali». Infine un monito: «L’autonomia deve proteggere anche chi lavora per le funzioni centrali. Servono investimenti, non tagli. Le scelte nazionali e alcune spending review rischiano di svuotare servizi fondamentali».

Largher: «Casa: meglio l’Alto Adige»
Sul fronte casa, il giudizio di Walter Largher, segretario della Uil del Trentino, è ancora più netto. «La Provincia di Trento sta per approvare una manovra con soli 10 milioni per l’edilizia agevolata. È un segnale, ma troppo debole rispetto alla crisi abitativa che colpisce famiglie, giovani e lavoratori». Mentre il Trentino si muove con cifre contenute e interventi frammentati, l’Alto Adige — sostiene Largher — ha scelto una strategia organica e finanziata in modo strutturale. Con la “Riforma Abitare 2025”, Bolzano ha messo in campo contributi consistenti per costruire, acquistare o recuperare un alloggio, ha rafforzato il modello Risparmio Casa e ha introdotto l’edilizia di utilità sociale a canone calmierato. Nel solo 2024, ricorda Largher, sono stati investiti 68,3 milioni di euro in agevolazioni edilizie: quasi 49 milioni ai privati e 19,5 milioni ai Comuni, più altri 54,6 milioni per il Risparmio Casa. Numeri che superano di molte volte le risorse stanziate dal Trentino. Non solo: la riforma altoatesina ha ampliato la platea dei beneficiari innalzando in modo significativo le soglie di reddito e le franchigie sui risparmi — fino a 250 mila euro per singoli e 350 mila per famiglie — in modo da includere anche la “fascia grigia”, quella che spesso non rientra nelle misure di sostegno ma non riesce comunque ad accedere al mercato libero. Crescono anche i contributi base: 35 mila euro per una persona sola, 52 mila per due, con 8 mila euro aggiuntivi per ogni ulteriore componente. Con possibilità di aumenti fino al 25% nei casi di recupero o interventi in zone svantaggiate. «Bolzano ha scelto di rendere la politica della casa un diritto accessibile e sostenibile. Il Trentino invece procede con strumenti insufficienti, rischiando di lasciare il diritto all’abitare prerogativa di pochi», conclude Largher. Una differenza che, secondo la Uil, incide direttamente sulla capacità di attrarre e trattenere i lavoratori pubblici: perché senza una strategia abitativa forte, concorsi e assunzioni difficilmente basteranno.
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IL T pubblico ART 071225