l’Adige – Mercoledì 31 Dicembre 2025
Troppi pensionamenti, così ci sarà un collasso del sistema
Le sigle sul futuro del settore pubblico
LAVORO
«Le tabelle non evidenziano che questa apparente stabilità numerica è un castello di carte pronto a crollare poiché un gruppo enorme di dipendenti provinciali e degli enti locali si accinge ad andare in pensione nel brevissimo periodo, creando una voragine che senza un piano straordinario di assunzioni porterà al collasso operativo». Così i sindacati Cisl, Cgil e Uil in merito alla fotografia dell’Istituto di statistica provinciale sul numero dei dipendenti pubblici in Trentino (ben 43.640 a fine 2024). Indipendentemente dai pensionamenti però, sui numeri, il sindacato è pronto a “dar battaglia”: «La lettura dei dati sull’impiego pubblico continua a cadere nel medesimo errore di fondo – sostengono Alberto Bellini (Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl) e Andrea Bassetti (Uil) – vittima di un’aggregazione statistica operata dall’Ispat che somma dipendenti di varie provenienze e nature giuridiche diverse finendo per nascondere il grave sottodimensionamento del sistema». «Si tratta di un metodo che mescola tutto – spiegano le sigle – ed è fondamentale sottolineare innanzitutto come, al di là delle cifre complessive, il dato relativo alla Provincia sia rimasto pressoché stabile nel corso degli anni, una stagnazione che equivale nei fatti a una regressione se rapportata all’enorme mole di nuove competenze che l’Autonomia ha dovuto assorbire in questi due decenni». E le sigle sindacali, nonostante la metodologia sia standardizzata già da diversi anni, sottolineano la presenza di accorpamenti ingiustificati: «L’errore metodologico di presentare un dato aggregato in crescita è clamoroso nel comparto delle Funzioni Centrali – spiegano le sigle – dove il “gonfiamento” statistico appare sistemico: se alla voce “Economia e Finanze” la tabella riporta 922 unità contro le circa 400 reali (includendo evidentemente la Guardia di Finanza), lo stesso meccanismo distorto si applica verosimilmente anche alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e alla Difesa, dove nel conteggio finiscono militari e forze dell’ordine, rendendo impossibile distinguere la forza lavoro civile da quella in divisa e mascherando il fatto che gli uffici statali amministrativi sono ridotti all’osso». «Questa modalità di presentazione – chiudono – finisce per oscurare anche la desertificazione in atto nei Comuni e nelle Comunità di Valle, dove meno di 6mila persone reggono l’urto burocratico di tutti i municipi trentini, e trascura le criticità delle Apsp».
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