Il T – Venerdì 19 dicembre 2025

«I salari dei giovani sono troppo bassi per avere una casa e una vita normale»

 

Cgil, Cisl e Uil: «Se non si aumentano i salari dei dipendenti si rischia il cortocircuito»

LA REAZIONE

«L’aumento dei redditi dei politici è frutto di un privilegio. È urgente cambiare sistema: va bloccata ogni forma di automatismo. Non ci sono alibi per giustificare incrementi delle indennità che nessun lavoratore può sognare». Questa la reazione dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher, al quadro degli aumenti reddituali tratteggiato dai dati Inps per il 2024. «I numeri parlano da soli – dicono i sindacalisti – un aumento di oltre il 50% nei redditi dei politici in dieci anni è totalmente fuori misura. In questo quadro il combinato disposto tra aumento automatico legato all’inflazione della regione fino all’aggancio ai rinnovi contrattuali dei dipendenti regionali con i relativi arretrati dal 2022 ad oggi è inaccettabile e ha sancito di fatto una netta separazione tra il mondo delle lavoratrici e dei lavoratori normali e il mondo dei privilegiati, cioè coloro che ricoprono una carica politica».

Purtroppo di fronte alle cifre rese note dall’Inps, dicono i segretari, «è facile fare demagogia, ma pur non mettendo in dubbio l’opportunità di un’indennità commisurata all’importanza e alla responsabilità di chi ricopre una carica nelle istituzioni, è più che evidente che in questo caso si è oltre ogni ragionevolezza». Dunque, secondo i sindacati, per evitare che questa situazione distorta continui, contribuendo ad alimentare la distanza tra cittadini e la politica, nonché la disaffezione e la sfiducia dei primi verso i secondi, «è necessario che si superi da subito la logica di ogni forma di automatismo nell’adeguamento delle “buste paga” di consiglieri e consigliere perché è evidente che tutti i sistemi adottati fino a questo punto, anche quello recentemente votato in consiglio regionale, sono se non inefficaci, sicuramente insufficienti». Usano parole dure i segretari provinciali non nascondendo il proprio sconcerto verso uno stato di cose che criticano costruttivamente da anni.

I sindacati guardano anche ai redditi delle lavoratrici e dei lavoratori per cui è altrettanto chiaro l’impoverimento visto che l’aumento del costo della vita ha assorbito gli incrementi retributivi. «È inutile girarci intorno c’è una questione salariale importante in Trentino che va affrontata. Il patto sui salari ha l’obiettivo di andare in quella direzione. È necessario però mettere in atto misure concrete in tempi rapidi, senza le quali quell’intesa resta solo una dichiarazione d’intenti», osservano i segretari. «Il 2025 – precisa Largher – è stato un anno di contrattazione importante, con i rinnovi di metalmeccanici, delle telecomunicazioni e del terziario. Con la manovra finanziaria del governo, inoltre, sembra che sugli aumenti contrattuali verrà applicata una tassazione al 10% per i redditi fino a 40mila euro o una del 5% per i redditi fino a 28mila».

Gli fa eco Grosselli: «I contratti pubblici firmati ora sul 25-27 stanno recuperando un po’ l’inflazione, ma molto dipende dai mesi di lavoro di ciascuno, inoltre il 2025 è il primo anno con un rallentamento dell’occupazione, per cui bisognerà tenere la situazione sotto controllo». Largher torna poi sul divario tra politici e normali cittadini: «Il tema è che pur avendo degli aumenti, i lavoratori normali hanno perso potere d’acquisto, i politici, invece non solo lo hanno mantenuto ma hanno addirittura guadagnato parecchio sul tasso di inflazione». E sul calo delle spese sotto Natale aggiunge: «Non è che il consumatore decide di spendere meno ma è obbligato a farlo. Se non si mettono soldi nelle retribuzioni dei dipendenti, calano i consumi, di conseguenza calano gli investimenti e ne risente tutto il sistema economico. Si rischia un cortocircuito. Senza dimenticare il problema di una generazione che non ha solo retribuzioni basse ma totalmente insufficienti ad affrontare il tema della casa».

 

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IL T redditi e salari ART 191225