l’Adige – Giovedì 20 novembre 2025

I sindacati: «I salari trentini rimangono bassi»

 

Cgil Cisl e Uil: «I rinnovi contrattuali servono per frenare la povertà»

TRENTO – Più contrattazione integrativa e maggiori investimenti nei settori ad alto valore aggiunto. Questa la proposta dei sindacati Cgil Cisl Uil che tornano a sottolineare come i rinnovi contrattuali siano «indispensabili per frenare l’impoverimento», ma come, allo stesso tempo, l’inflazione corra più dei salari. Rispetto ai dati Inps sulle retribuzioni nell’intervallo temporale 2019-2024, «il Trentino resta fanalino di coda rispetto all’Alto Adige e al Nordest – dichiarano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher –. Nonostante il passo in avanti fatto nel parziale recupero del potere d’acquisto, grazie ai rinnovi contrattuali, i salari per le lavoratrici e i lavoratori della nostra provincia restano comunque più bassi». Se da una parte è positivo l’aumento registrato nell’ultimo anno nel comparto privato, risultato del lavoro fatto ai tavoli di contrattazione, «rimane ancora lontano l’obiettivo del pieno recupero dell’inflazione, che nell’ultimo quinquennio è cresciuta comunque più delle retribuzioni». Questo significa che, nonostante gli aumenti in busta paga, «i lavoratori sono comunque più poveri rispetto a cinque anni fa». I tre segretari sottolineano che questa dinamica è più evidente in Trentino, dove non solo si parte da retribuzioni più basse, ma si recupera anche meno, e si acuisce nei settori dove i salari sono più bassi, leggi turismo e commercio, dove il differenziale tra aumento dei salari e aumento dell’inflazione è più ampio. «È urgente dare applicazione al patto sui salari, spingendo sulla contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale, per migliorare retribuzioni e condizioni di lavoro», insistono i tre sindacalisti.

 

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ADIGE salari ART 201125