Il T – Mercoledì 31 Dicembre 2025
Imprese, il 15% non paga Sanifonds
Alotti: «Non sono in regola 1000 aziende». Largher: «Servono norme e controlli»
ECONOMIA
«Da anni una media tra il 10 e il 15% delle imprese trentine non è in regola con i pagamenti agli enti bilaterali e ai fondi sanitari. In particolare, quest’anno il 15% delle imprese non ha pagato i contributi a Sanifonds». A denunciarlo è il segretario generale della Uil del Trentino Walter Largher che aggiunge un tassello ai dati diffusi da Istat riguardo a lavoro irregolare ed economia non osservata sul territorio provinciale. «Siamo partiti da un’analisi dei dati dell’Agenzia del Lavoro per capire quante aziende applichino i contratti delle sigle maggiormente rappresentative e quante applichino contratti pirata – racconta Largher – e in realtà è venuto fuori che in Trentino nel turismo il 98% applicano i contratti di Cgil Cisl e Uil. Abbiamo però constatato che ci sono aziende che, attraverso consulenti non corretti, evitano di pagare i contributi verso alcuni enti bilaterali e fondi sanitari. Contributi che costituiscono una parte di retribuzione a tutti gli effetti e hanno un costo per l’azienda ma non hanno una sanzione collegata quando non vengono pagati». In pratica il problema è che non si può verificare se il pagamento sia realmente avvenuto fino al momento in cui il lavoratore non chiede un sussidio o un rimborso delle spese sanitarie e anche in quel caso non c’è un vero e proprio meccanismo esattoriale ma deve essere il lavoratore stesso a chiedere il pagamento al datore. E questo non avviene quasi mai: «Quando non viene pagato il contributo, il lavoratore non vede che non c’è in busta paga, a volte nemmeno lo sa, se ne accorge quando deve chiedere rimborso spese o sussidio – prosegue il sindacalista – in più una volta saputo del problema sono pochissimi coloro che vanno dal datore a chiedere di pagare il fondo sanitario, anche se sarebbe un atto dovuto. L’ente bilaterale non è un ente che può fare l’esattore e il sindacato può farlo solo nel momento in cui c’è la richiesta del lavoratore». Il pagamento del fondo sanitario però è retribuzione a tutti gli effetti: «Ci sono sentenze consolidate dove si dice che se il datore non paga, il lavoratore ha diritto di chiedere direttamente a quest’ultimo il pagamento della prestazione su cui non si è potuto avere il rimborso, e in alcuni casi si è arrivati fino a 12mila euro in un anno. Il che è un rischio importante per i datori», chiarisce il segretario della Uil. E qui si inseriscono i dati sui mancati pagamenti: «C’è sempre stata una quota tra il 10 e il 20% che non paga – rivela – quest’anno, è un dato ufficiale Sanifonds, il 15% delle aziende non è in regola con i pagamenti a Sanifonds. Un dato particolarmente odioso, in un momento in cui i lavoratori fanno fatica e la giunta ha sovvenzionato con risorse importanti le imprese del settore». A confermare il quadro, il presidente di Sanifonds, Walter Alotti: «Non si riesce a fare l’esazione completa dei contributi, dovuto al fatto che probabilmente non c’è un meccanismo di trattenuta fiscale, né una sorta di f24. Questo favorisce il fatto che qualcuno eluda il pagamento. Ci sono circa 1000 imprese che non sono in regola». Di qui l’appello finale di Largher: «Da un lato raccomandiamo ai lavoratori di controllare che i pagamenti siano effettuati correttamente – conclude – dall’altro le imprese devono pagare e mettersi in regola, altrimenti possono essere chiamate a rispondere direttamente e rischiano costi molto importanti. E soprattutto chiediamo alla Provincia di creare una norma che permetta di controllare meglio e verificare che le imprese siano in regola fino in fondo, negando i contributi della legge 6 in caso contrario. Anche la Camera di Commercio può fare la sua parte, comunicando alla Provincia i dati sul pagamento agli enti bilaterali».
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