l’Adige – Martedì 25 novembre 2025

In Trentino più difficile uscire dal precariato

 

OCCUPAZIONE – Elaborazioni dell’Ispat: dopo un anno solo il 17,3 per cento dei contratti diventa stabile

TRENTO – In Trentino la stabilizzazione dei lavoratori precari è molto più lenta rispetto a tutti i territori confinanti. Addirittura peggio della media italiana. Non è certamente lusinghiero per il nostro territorio il dato che emerge dalle elaborazioni Ispat sulla percentuale di lavoratori instabili che entro un anno vedono la trasformazione del loro contratto in indeterminato. In Trentino solo il 15,7 per cento contro il 17,1 dell’Alto Adige, il 24,4 del Veneto e il 20 della Lombardia. In Italia la media è del 16,6 per cento. Va male soprattutto per le lavoratrici: solo il 14,8 per cento riesce ad ottenere l’assunzione fissa, contro il 15,9 delle altoatesine, il 28,2 delle venete e il 19,1 delle lombarde (media Italia 15,9).

Si tratta di dati che purtroppo non sorprendono i sindacati. «A partire dal secondo semestre del 2023, con l’avvio di una lunga fase di rallentamento dell’economia e in particolare del settore industriale – sostengono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher – abbiamo assistito ad una profonda modificazione delle dinamiche delle assunzioni. Da tempo denunciamo l’aumento di una domanda di lavoro sempre più stagionale e a termine, mentre i posti di lavoro stabile non crescono di pari passo».

Basti pensare che lo scorso anno gli occupati precari perché a termine erano il 19,1% del totale contro il 18,7% del 2023. Per fare un confronto con i territori a noi vicini, la percentuale dei lavoratori precari in Alto Adige era pari al 14,5%, in Veneto al 12,4%, in Lombardia al 10%, in Italia al 14,7% e nella Ue al 12,8%.

Se è vero che, in questi ultimi anni, i posti di lavoro sono aumentati con il tasso di occupazione salito al 71,5% e la disoccupazione in discesa al 2,4% nel secondo trimestre del 2025, si è contemporaneamente ridotta la percentuale di posti di lavoro a tempo indeterminato. Questa tendenza è confermata anche nel primo semestre 2025: i “tempi determinati” sono cresciuti e sono ormai il 20,8% degli occupati, per un numero assoluto di occupati a termine pari a 48.590 lavoratrici e lavoratori, cui vanno aggiunti ben 4.183 lavoratori intermittenti, il contratto più precario possibile.

«Questa tendenza – è l’analisi dei sindacati – è frutto della crisi del settore secondario che, più di altri, garantisce posti di lavoro stabili e ben remunerati. Mentre crescono le occupazioni stagionali e a termine nei settori del turismo, della ristorazione e dei servizi alle imprese e nel commercio (+10,3% di assunzioni a tempo determinato e +11,9% di assunzioni con contratto intermittente nei primi sei mesi di quest’anno), si riducono le entrate previste nel settore industriale (assunzioni previste nel quarto trimestre 2025 a -6,1%). Ecco allora che diventa ancora più centrale adottare quanto prima un piano per il rilancio del settore manifatturiero, del suo indotto e del terziario avanzato. Senza l’impulso di questo comparto, le assunzioni stabili rischiano di restare stagnanti, gli investimenti in innovazione di ridursi ulteriormente, i salari di non recuperare a pieno il potere d’acquisto perso».

 

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ADIGE precariato ART 251125