Il T – Sabato 20 dicembre 2025

La Provincia compra l’ospedale San Camillo: 25,8 milioni

 

Marchiori: «Ordine religioso in crisi economica». Kaswalder scettico: «Vale così tanto?». I sindacati all’attacco

SANITÀ

La Provincia interviene in soccorso dell’Istituto delle Figlie di San Camillo e – come anticipato su il T Quotidiano del 4 dicembre – compra l’ospedale di San Camillo di Trento, uno dei sei gestiti dalla congregazione in Italia. L’acquisto costerà 25,8 milioni di euro alle casse di Piazza Dante. «Una scelta maturata con l’obiettivo primario di garantire, anche a fronte delle difficoltà economiche affrontate dall’ordine religioso proprietario della struttura, la permanenza e la continuità dei servizi al cittadino», ha spiegato in conferenza stampa l’assessore al patrimonio Simone Marchiori. La decisione, però, fa già discutere. Sono arrivate reazioni anche dai sindacati nazionali, che parlano di una «grave violazione degli impegni assunti in sede ministeriale». Intanto ieri la giunta provinciale ha dato il via libera al piano di investimenti dell’Azienda sanitaria (Apss), che prevede i primi 50 milioni per la riqualificazione dell’ospedale di Rovereto.

Nel caso del San Camillo, invece, la Provincia acquisisce l’immobile. La struttura «religiosa» opera a Trento dal 1936, prima come casa di cura e poi dal 1974 come ospedale. Dal punto di vista della gestione non cambierà nulla: «La struttura privata accreditata continuerà a erogare i propri servizi sulla base degli accordi con l’Apss, senza alcuna interruzione», ha detto il dirigente del Dipartimento salute della Provincia, Andrea Ziglio. «Resta tutto invariato anche per i circa 300 dipendenti», ha aggiunto. Cambia esclusivamente la proprietà: dalle Figlie di San Camillo alla Provincia. D’ora in poi l’istituto religioso pagherà un affitto di 1 milione e 55mila euro all’anno alla Provincia.

«L’acquisizione è strategica anche in vista del nuovo ospedale, che sarà realizzato fuori dal centro – ha aggiunto l’assessore alla salute Mario Tonina –. In prospettiva sarà necessario mantenere anche un presidio in città». La Provincia non ha voluto correre il rischio di perdere una struttura di questo valore e ha quindi messo a segno un’operazione che assomiglia a un salvataggio. Qualche mese fa i sindacati segnalavano con preoccupazione un «rischio default» per il San Camillo. La struttura risulta strategica anche per permettere i lavori di manutenzione dell’ospedale Santa Chiara. Proprio per questo motivo l’Apss aveva già preso in affitto un piano del San Camillo per i day hospital di neurologia, medicina interna, reumatologia ed ematologia. Ora l’Azienda sanitaria non dovrà più pagare quei 170mila euro annui di affitto.

L’operazione non è affatto piaciuta a Roma. «Rappresenta una grave rottura del percorso di confronto avviato con la congregazione delle Figlie di San Camillo e un inaccettabile venir meno agli impegni assunti formalmente presso il ministero del Lavoro», recita una nota dei sindacati nazionali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, rimasti sorpresi dalla notizia. «La cessione della struttura di Trento – aggiungono – non può essere trattata come una mera operazione patrimoniale. In gioco vi sono i diritti, la dignità e il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori, oltre alla continuità e alla qualità dei servizi socio-sanitari erogati alla cittadinanza. Le scelte unilaterali e non condivise mettono a rischio la tenuta occupazionale e salariale dell’intero sistema».

Dura anche la reazione di Walter Kaswalder, ormai in rotta di collisione con il segretario del suo stesso partito, l’assessore Marchiori: «È inaccettabile che, a fronte di investimenti importanti, chi opera sul campo sia fermo da sei anni senza un rinnovo contrattuale». Il consigliere autonomista solleva anche un dubbio: «Il prezzo della struttura coincide con il valore reale, vista la crisi finanziaria del gruppo?».

 

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IL T San Camillo ART 201225