Il T – Martedì 6 Gennaio 2026

«La scuola si merita più autonomia»

 

Di Fiore (Uil): «Comanda Piazza Dante, gli istituti sono esecutori burocratici»

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Un punto di partenza potrebbe essere l’autonomia. «Ma non quella della Provincia, quella scolastica. Il paradosso è che le scuole del resto d’Italia, delle regioni a statuto ordinario, ma anche quelle della Provincia di Bolzano hanno maggior libertà di movimento rispetto a quelle trentine». A fine anno, sulle pagine del T, Pietro Di Fiore, segretario della Uil Scuola del Trentino, aveva lanciato un appello per una nuova legge sulla scuola a quasi vent’anni dalla promulgazione della “Salvaterra”, dal nome dell’assessore che la promulgò nel 2006. Le reazioni sono arrivate e non poche. Dall’assessora Francesca Gerosa fino a esponenti di spicco di maggioranza e minoranza. Insomma, il 2026 potrebbe essere l’anno che vedrà l’inizio di una profonda revisione del sistema scolastico provinciale.

Di Fiore, si sente ottimista? «Sono finalmente contento che la nostra richiesta, che ribadiamo da oltre sei anni, sia stata finalmente raccolta. Non so se siano solo parole… ma almeno è un inizio».

Si è parlato della necessità di rivedere una legge ormai datata. Ma non da dove iniziare. «La premessa è che la cosiddetta legge Salvaterra è tale solo nel nome. Del lavoro fatto dall’assessore tecnico della giunta Dellai è rimasto ben poco, visto che è stata emendata decine di volte. Serve un “tagliando”, una revisione organica che coinvolga molti aspetti».

Quello più importante? «Sicuramente bisogna ridare fiato all’autonomia scolastica. Un principio che in Italia è stato introdotto dalla riforma del ministro Berlinguer. Tuttavia, in Trentino la linea pedagogica e didattica viene dettata da piazza Dante. E le scuole rischiano di essere delle semplici articolazioni burocratiche. Un paradosso che va superato, dando una maggiore fiducia agli insegnanti».

Nel concreto, cosa si può fare? «Un nodo fondamentale è quello degli organi di autogoverno della scuola. Vanno ridisegnati ma, soprattutto, va fatta chiarezza sulle rispettive competenze. Nella situazione attuale ci sono dei conflitti d’interesse che creano malumore. Magari qualche provvedimento viene bocciato dal collegio docenti poi finisce per passare in consiglio d’istituto. Insomma, va fatto ordine».

Un tema che è emerso è anche quello dell’attrattività: è più difficile di prima trovare insegnanti ma anche presidi. «I dirigenti scolastici in Trentino non hanno diritto alla mobilità come invece gli altri lavoratori. Inoltre, con l’attuale organizzazione si trovano spesso in conflitto con i responsabili amministrativi. È un nodo che va risolto. Come va risolto quello relativo alle figure intermedie tra corpo docente e management. Mi riferisco ai vicari, ma non solo. Anche in questo caso, gli incarichi vanno regolati e vanno previste delle rotazioni per evitare che si creino dei “cerchi magici”».

E il rapporto con le scuole paritarie? «Secondo me andrebbe messo bene in chiaro che non possono accedere a fondi pubblici se non garantiscono parità di accesso: gli insegnanti non possono essere assunti in base a criteri fideistici».

Manca qualcosa? «Sarebbe importante regolare in modo integrato anche l’alta formazione professionale, la scuola dell’infanzia e tutto ciò che scuola non è, come i doposcuola e i servizi di conciliazione».

La genesi della legge Salvaterra fu particolarmente lunga… «Per questo è importante iniziare presto. Ma, come allora, è importante sentire tutti, insegnanti, genitori e sindacati. Le riforme per avere vita lunga devono avere la massima condivisione».

 

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IL T scuola ART 060126