Il T, Corriere del Trentino – Mercoledì 19 novembre 2025

Luci e ombre del mercato del lavoro

 

L’occupazione a livelli record, ma crescono precariato e cassa integrazione

Sono dati in chiaroscuro quelli sul mercato del lavoro in Trentino presentati da Agenzia del Lavoro del Trentino, l’occupazione tocca cifre record, ma sono in aumento anche i lavoratori precari, con contratto a termine o part time, e rimane alta la platea degli inattivi, le persone in età da lavoro (15-64 anni) che hanno completamente rinunciato a cercare un’occupazione. I dati presentati nel quarantesimo Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento mostrano il quadro attuale e mettono in guardia anche dai segnali spia sul futuro, a preoccupare sono l’invecchiamento della popolazione che ridurrà la manodopera, la carenza di forza lavoro qualificata e anche l’aumento della cassa integrazione nel settore industriale. «Il mercato del lavoro tiene ma ci sono segnali a cui dobbiamo stare attenti – osserva il presidente di Agenzia del lavoro Riccardo Salomone – Vorrei metterne in luce tre: il fatto che i rapporti di lavoro part-time che crescono più di quelli a tempo pieno, un fatto che colpisce principalmente giovani e donne. Il calo della richiesta di professionisti qualificati, sia intellettuali che tecnico-manuali, un fatto che ci parla di un settore economico costruito su un lavoro meno qualificato e quindi più povero. Infine, l’aumento della cassa integrazione che è una spia importante per l’industria e che deve spingere tutti a fare meglio».

Guardando ai numeri salienti del rapporto di Agenzia del lavoro, il tasso di disoccupazione a fine 2024 si è attestato al 2,7% per un calo di 1,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente, un trend confermato nel primo semestre del 2025 che ha visto un ulteriore calo dell’1,1%. Gli occupati sono saliti di 6.200 unità (+2,5%) portandosi a quota 252.500. Uomini e donne sono cresciuti in misura simile, confermando la stessa composizione percentuale di un anno prima, con il 54,2% di occupati di sesso maschile. L’incremento dell’occupazione è stato determinato dai lavoratori dipendenti (+3,3%), che hanno compensato il calo degli autonomi (-0,5%). Gli uomini guidano entrambe le dinamiche, con una forte crescita tra i dipendenti (+7,9%) e un notevole calo tra gli indipendenti (-13,2%). Il terziario è stato il settore più dinamico, con una crescita di occupati del 3,3%, sostenuta principalmente dalle altre attività dei servizi (+4,6%), mentre i comparti legati al turismo hanno fatto segnare un apprezzamento modesto (+0,2%). Il secondario ha mostrato una variazione del +0,8%, solo grazie alle costruzioni (+4,8%), mentre l’industria in senso stretto ha subito un calo dello 0,8%. L’agricoltura ha mantenuto, sostanzialmente, gli occupati del primo semestre 2024. Tornando al dato definitivo del 2024 a trainare l’occupazione sono state le donne (+1,3%) e gli stranieri (+0,5%). Gli stranieri contano quasi 37mila dipendenti, il 17% del totale, concentrati spesso in lavori a bassa competenza.

Come detto la crescita dei contratti part time +3,7% è più del doppio di quella a tempo pieno 1,6% e in Trentino i contratti a termine sono ancora il 19%, quasi un quinto del totale, sei punti percentuali più in alto della media del Nordest. Da gennaio a giugno, le ore di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 75,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, raggiungendo 1.190.798 ore, equamente distribuite tra primo e secondo trimestre. L’incremento ha riguardato soprattutto la cassa integrazione straordinaria (Cigs), cresciuta di oltre 250.000 ore (+1.175,9%), dopo aver toccato il livello minimo nel primo semestre 2024. La cassa integrazione ordinaria (Cigo) è aumentata del 38,6%, attestandosi a 912.174 ore, e continua a rappresentare lo strumento più utilizzato.

Diverso il bilancio fatto dai sindacati. «Se non è una vera e propria emorragia di posti di lavoro nel manifatturiero trentino poco ci manca – dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher – Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, l’industria ha perso 430 nuove attivazioni, con una diminuzione del 7,4%. Parallelamente crescono in modo considerevole le ore di cassa integrazione. Perdere attivazioni nell’industria vuol dire ridurre l’occupazione di qualità, con buone retribuzioni e stabili. I nostri appelli alla Giunta provinciale sono stati finalmente ascoltati ed è stato annunciato un Piano straordinario per l’Industria. Auspichiamo che oltre l’annuncio ci siano anche strategie e risorse concrete».

 

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