l’Adige – Giovedì 15 gennaio 2026
Rete gas e «Ags», la Uiltec lancia l’allarme
LAVORO
All’indomani dell’aggiudicazione della gara da oltre 400 milioni indetta dalla Provincia per affidare la concessione del servizio di distribuzione del gas naturale sul territorio trentino, gara che ha visto vincere la società «Novareti s.p.a.» del Gruppo Dolomiti Energia, la Uiltec esprime forte preoccupazione rispetto al futuro dei lavoratori di «Ags-Alto Garda Servizi spa» attualmente impiegati nel servizio. «Come organizzazione sindacale – sottolinea il segretario Uiltec Giuseppe Di Chiara – rileviamo con estrema criticità il fatto che l’azienda non abbia voluto fornire l’elenco nominativo dei lavoratori coinvolti, impedendo di fatto qualsiasi valutazione trasparente e corretta degli impatti occupazionali e contrattuali derivanti dal cambio di gestione. Ulteriore elemento fondamentale riguarda il contratto collettivo nazionale che Novareti intenderà applicare a tali lavoratori. La posizione della Uiltec è che debba essere garantita l’applicazione del contratto nazionale collettivo del settore elettrico, contratto attualmente in essere per i lavoratori di Alto Garda Servizi, un contratto nettamente migliorativo sotto il profilo normativo ed economico rispetto a quello del settore gas e acqua. Un’altra preoccupazione viene inoltre espressa in merito alla sede di lavoro, che la Uiltec ritiene debba rimanere inderogabilmente a Riva del Garda, così come avviene oggi. Eventuali spostamenti o riorganizzazioni logistiche che impattino negativamente sui lavoratori saranno oggetto di una ferma opposizione sindacale». Da queste considerazioni deriva la volontà del sindacato di chiedere «l’integrazione dell’ordine del giorno per chiarimenti puntuali e completi su tutti gli aspetti legati al futuro dei lavoratori coinvolti, nominativi compresi» in occasione della riunione già programmata con Alto Garda Servizi per il 23 gennaio. La Uiltec critica anche aspramente l’andamento aziendale degli ultimi anni da parte dei vertici, passati e presenti, dell’azienda di via Ardaro: «Negli ultimi anni – prosegue il segretario Giovanni Di Chiara – Alto Garda Servizi ha modificato più volte la propria direzione industriale, rendendo sempre più difficile comprendere quale sia il reale progetto industriale e quale futuro venga prospettato ai lavoratori rimasti. A ciò si aggiunge una preoccupazione legata alla tenuta operativa del servizio idrico, qualora dovesse concretizzarsi l’uscita di circa 10 lavoratori su un organico complessivo di 50. C’è poi anche il fatto che, negli ultimi due o tre anni, a fronte di dimissioni e pensionamenti intervenuti all’interno dell’organico, l’azienda non risulta aver valutato la possibilità di ricollocare in tali ruoli il personale che oggi risulterebbe potenzialmente coinvolto nelle uscite, pur essendo a conoscenza da tempo di questa situazione. Inoltre, non appaiono chiari né trasparenti i criteri con cui sarebbero state individuate le persone potenzialmente coinvolte, anche considerando che alcuni di questi lavoratori non si occupano direttamente di attività legate al gas. In particolare, non è chiaro come possa organizzarsi l’azienda se i lavoratori potenzialmente in uscita siano quelli con competenze specifiche sul servizio idrico, oltre che sul gas, mentre gran parte del restante personale è impiegata nella distribuzione elettrica, nella produzione elettrica/illuminazione pubblica o in ambito amministrativo. Non sarebbe infatti sostenibile, né dal punto di vista organizzativo né da quello della qualità e continuità del servizio, gestirlo con pochissime unità rimaste».
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