Il T, Corriere del Trentino – Domenica 21 dicembre 2025
«San Camillo, si investe solo sul mattone»
I sindacati chiedono chiarezza sul futuro dei lavoratori: «Manca un piano sanitario»
SANITÀ
«Un’autonomia che investe nel cemento, ma continua a ignorare il lavoro al San Camillo». Non le mandano a dire i sindacati trentini del comparto pubblico Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che nutrono forti dubbi nei confronti dell’acquisizione dell’ospedale da parte della Provincia. Piazza Dante spenderà 25,8 milioni di euro per comprare l’immobile dell’ospedale di Trento gestito dalla congregazione delle suore Figlie di San Camillo. Come dichiarato dallo stesso assessore provinciale al patrimonio Simone Marchiori, l’ordine religioso si trova in una situazione di difficoltà economica. La Provincia è intervenuta in soccorso per non correre il rischio di perdere una struttura considerata strategica sia per consentire i lavori di manutenzione dell’ospedale Santa Chiara, sia in vista della realizzazione del nuovo Polo ospedaliero in via al Desert, garantendo così la presenza di un ospedale in centro. L’accordo prevede che l’Istituto religioso paghi un affitto di un milione e 55mila euro all’anno alla Provincia.
«L’acquisto delle mura del San Camillo con risorse pubbliche viene presentato come un’operazione di salvaguardia strategica — attaccano in una nota congiunta i segretari Alberto Bellini (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Giuseppe Varagone (Uil Fpl sanità) — ma nei fatti si traduce in un intervento che protegge esclusivamente la proprietà, lasciando irrisolti i problemi strutturali, gestionali e occupazionali che da anni affliggono la struttura. I lavoratori e le lavoratrici restano così prigionieri di una crisi senza fine, fatta di incertezze, promesse mancate e assenza di una visione complessiva».
A Roma i sindacati di categoria avevano avviato una procedura di raffreddamento e conciliazione conclusasi con alcuni impegni presi al ministero del Lavoro, ma le stesse sigle nazionali sono rimaste sorprese dall’operazione di Trento. «Blindare le strutture senza accompagnare questa scelta con un piano sanitario e occupazionale credibile non rappresenta una soluzione, ma un semplice palliativo — aggiungono i tre sindacalisti trentini —. È inaccettabile che, a fronte di investimenti milionari nel cemento, si continui a ignorare l’emblema di questa crisi: da anni senza rinnovo contrattuale, salari erosi dall’inflazione, organici sotto pressione e carichi di lavoro sempre più pesanti». I sindacati denunciano «una politica che rischia di ridurre le istituzioni a una mera agenzia immobiliare», chiedendo certezze sul futuro dei lavoratori.
Oltre ai sindacati, anche le minoranze esortano la giunta provinciale a fare chiarezza sul destino dell’ospedale e dei suoi dipendenti. «Non capiamo se sia un’operazione esclusivamente immobiliare — e allora che senso avrebbe? — oppure se ci sia qualche altro pensiero dietro», dice la consigliera provinciale del Partito Democratico Francesca Parolari. L’auspicio è che «sia un’operazione che sviluppa e potenzia il servizio pubblico sulla città di Trento».
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