l’Adige – Giovedì 18 dicembre 2025
Affitti brevi: sono oltre 8.300 con Airbnb
Densità alle stelle a Trento e Riva del Garda. Il sì alla legge in Toscana scuote il Trentino
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«Siamo davvero ad un punto di svolta sugli affitti brevi?». È questa la domanda che da martedì host e comuni trentini si stanno facendo, alla luce della pubblicazione dell’ultima sentenza della Corte costituzionale che, de facto, apre a nuovi orizzonti sul tema “alloggi”. La Consulta infatti, chiamata ad esprimersi sul ricorso del Governo alla legge regionale toscana sul turismo, ha respinto l’istanza di Palazzo Chigi aprendo ufficialmente alla possibilità da parte delle amministrazioni locali di limitare gli affitti turistici brevi, attraverso autorizzazioni, limitazioni e divieti. In questo modo, come si legge dalla norma, si vuole garantire «un’offerta sufficiente ed economicamente accessibile di alloggi destinati alla locazione a lungo termine». Tradotto: lenire, almeno in parte, il nodo dell’emergenza casa per i Comuni presi d’assalto dalla proliferazione di Airbnb. Accantonata quindi l’opposizione governativa poggiata sul presunto mancato rispetto alle competenze civilistiche dello Stato e sulle limitazioni alla libera iniziativa privata, il terreno ora è libero per regolamentare l’impatto del mercato turistico immobiliare. E questo, va detto, vale non solo per la Toscana, ma anche e soprattutto per il Trentino.
Il quadro degli affitti brevi in Provincia è infatti una vera emergenza già da diversi anni. Sono 8.365 gli Airbnb presenti sul territorio (circa 160 in più rispetto a due anni fa) di cui la stragrande maggioranza (l’87,6% con 7.324 annunci) sono interi appartamenti. Più limitato invece l’affitto turistico di stanze private (1.014 con il 12,1%) mentre resta irrisoria l’offerta di stanze condivise (7) o stanze d’hotel (20). E, facendo due conti, è facile constatare il business per gli host. Le notti medie prenotate annualmente dei “vacanzieri” risultano infatti, esclusi gli appartamenti più costosi (e meno affittati), pari a 153 con un prezzo medio a notte di 139 euro, per un ricavo totale medio annuale da più di 20mila euro. Ma nel calcolo dei profitti va considerato anche un altro aspetto, ossia quello degli host con più appartamenti. Ben 3.217 affittuari (il 36,1% del totale) hanno infatti almeno più di un’inserzione presente su Airbnb con una rendita media annuale, quindi, di almeno 40mila euro o superiore.
Venendo alle località le zone “calde” sono ancora una volta prevedibilmente quelle a maggiore densità turistica. A spiccare i centri urbani come Trento (con circa 430 Airbnb con un’alta concentrazione soprattutto lungo l’asse del fiume Adige e nel centro storico) e Riva del Garda (con circa 425 Airbnb concentrati per la maggior parte nell’area urbana e lungo la costa). Seguono anche le tipiche località turistiche come Madonna di Campiglio con circa 240 Airbnb di cui molti distribuiti nel centro, tra Piazza Righi e la zona della Conca Verde, ma anche lungo Viale Dolomiti di Brenta e nella zona di Palù.
Di fronte a questi numeri, “delizia” per gli host, ma “croce” per chi cerca un tetto stabile dove vivere, la legge toscana può rappresentare, come detto, un punto di svolta: «Sugli alloggi turistici la Giunta provinciale e i comuni non hanno più alibi – ribadiscono unitariamente Michela Faggioni (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Largher (Uil) –. La sentenza della Corte costituzionale sulla legge della Regione Toscana ha chiarito che questa competenza rientra tra le titolarità dell’ente territoriale. Ne consegue che anche la Provincia di Trento può provvedere a regolamentare il fenomeno». «Ci attendiamo, adesso – concludono i sindacati – che in tempi brevi l’assessore Failoni renda operativo il famoso osservatorio provinciale e, di concerto, con l’assessore Marchiori lavorino ad un disegno di legge che possa finalmente arginare un fenomeno che nei comuni a maggiore densità turistica ha esasperato il bisogno abitativo delle famiglie di lavoratori. Ci attendiamo che anche i comuni facciano la loro parte».
A dire la sua anche Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo e presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, che rivendica, alla luce di quanto deciso dalla Consulta, un’azione condivisa da parte delle amministrazioni e, più in generale, della politica: «Il tema era già stato sollecitato e avevamo evidenziato in passato le difficoltà che vivono alcune zone – spiega –. L’ok a questa legge da parte della Corte Costituzionale può avere ora un risvolto in Trentino. Io mi auspico solo che ci sia una visione di sistema».
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