Il T – Venerdì 2 Gennaio 2026

Scuola, la minoranza chiede la riforma

 

Pd e Campobase sposano la proposta della Uil Scuola: «Legge da innovare»

ISTRUZIONE

La minoranza risponde favorevolmente alla proposta della Uil Scuola di una revisione complessiva della legge Salvaterra che, ormai vent’anni fa, ridisegnava il sistema formativo trentino. «Si apra un confronto», scriveva pochi giorni fa su questo giornale il sindacalista Pietro Di Fiore, contento che anche i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil si siano convinti della necessità di una riforma della legge sulla scuola. Ora il sostegno arriva dal Pd, con Francesca Parolari, e da Campobase, con Michele Malfer.

«Giusto pensare a una riforma della legge Salvaterra», dice subito il consigliere provinciale Malfer. «Quella è stata una grande legge, innovativa, visionaria. Aveva coinvolto l’intero mondo della scuola in un confronto vero. Ma in vent’anni è cambiato il mondo, quello della scuola ma anche l’intero contesto. Serve un tagliando, una revisione. Noi siamo disponibili a dire la nostra, a fare proposte costruttive». Malfer chiede però che la riforma sia globale: «Non bastano più gli interventi a spot, e non si può più agire per compartimenti stagni». E spiega: «Quando Salvaterra accettò di essere nominato assessore tecnico all’istruzione chiese anche la delega alle Politiche giovanili. E dunque, se si prende in mano la legge sulla scuola si prenda in mano anche quella sulle Politiche giovanili, che ha anch’essa quasi vent’anni». Il motivo? «Si deve ragionare in maniera globale, considerando l’intera comunità educante». Anche per affrontare in modo completo le sfide dell’oggi e di domani: «Serve un ragionamento sinergico, considerando l’insieme che si occupa di educazione e formazione, per affrontare congiuntamente il tema del calo demografico, della riorganizzazione necessaria partendo anche dai numeri, valorizzando i territori, riuscendo a tornare a essere attrattivi». Perché ora si rischia di perdere docenti ma anche dirigenti: «Da un paio d’anni succede anche questo, ed è incredibile. Un tempo il Trentino era ambito, ora con gli stipendi che restano fermi e il costo della vita che cresce, soprattutto in certe località turistiche, docenti e dirigenti guardano altrove». Malfer torna sul tema della valorizzazione dei territori, quelli di periferia: «Bruno Kessler, quando decise di portare le scuole superiori in periferia, lo faceva convinto che le comunità devono crescere di pari passo». E quale dovrebbe essere il filo conduttore di una riforma della legge sulla scuola? «Meno burocrazia, più educazione, didattica, ricerca, sperimentazione».

Anche la consigliera del Pd Francesca Parolari è d’accordo con una revisione dell’intera legge sulla scuola, con qualche puntualizzazione però. «Anzitutto non concordo con la posizione di chi vorrebbe che le scuole dell’infanzia entrassero all’interno degli istituti comprensivi». Una posizione portata avanti dalla Uil Scuola: «In alcune parti d’Italia è così, ma succede che la fascia dell’infanzia passi in secondo piano. La scuola dell’infanzia va invece valorizzata». Così come dev’essere valorizzato il nido: «Uscendo dalla logica che sia solo assistenza, perché a livello educativo è invece una prima importante tappa». Ed ecco quindi la contro-proposta: «Va riformata la legge Salvaterra ma anche la legge 13 del 1977 sulla Scuola d’Infanzia. Sono due leggi, e tutte e due andrebbero riviste. Tenendole separate, ma riuscendo a mettere in atto una migliore continuità educativa, che ora è separata». La consigliera chiede anche altro: «Se si procede con una riforma organica, si fermi il percorso del disegno di legge della consigliera de La Civica Vanessa Masè sullo 0-6, che è stato già pesantemente modificato e annacquato dagli emendamenti dell’assessora all’Istruzione Francesca Gerosa. Di fatto, lo 0-6 è limitato a piccole esperienze di piccole realtà». La legge 13 andrebbe dunque «superata», ma non per farla confluire nella legge 5 del 2006 sulla Scuola: «No, ma andrebbe costruito un modello organizzativo dell’intera fascia 0-6. Ora si rischia solo di introdurre un modello regressivo rispetto al resto d’Italia, quindi peggiorativo». D.B.

 

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IL T scuola ART 020126