l’Adige – venerdì 5 dicembre 2025
«Siamo ancora lontani dall’equità»
Regione I sindacati riconoscono il passo avanti ma esortano a misure più radicali, «Altrimenti tutto fumo»
REGIONE
«Siamo ancora lontani da una situazione che sia realmente equa». Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher in merito alla rivalutazione del meccanismo dei compensi dei consiglieri provinciali/regionali. La maggioranza Südtiroler Volkspartei (Svp) e il Centrodestra ha infatti, nella serata di martedì, raggiunto il cambio “di rotta” sul tema, riuscendo a far approvare (con la contrarietà delle minoranze) la modifica del sistema. Tra i promotori principali della modifica il presidente della Regione Arno Kompatscher che martedì aveva sottolineato a maggioranza e minoranze la bontà dell’iniziativa. Nello specifico si prevede, al posto dell’aggancio al rinnovo contrattuale dei dipendenti regionali, l’incremento annuale in base alla «variazione dell’indice delle retribuzioni giornaliere lorde ai fini previdenziali, per tutti i rapporti di lavoro dipendente in Trentino – Alto Adige fondato sui dati dell’Inps». «Ancorare l’aumento delle indennità di consigliere e consiglieri regionali alla media degli aumenti registrati dall’Inps nelle retribuzioni dei dipendenti pubblici e privati – commentano le sigle sindacali – potrebbe essere un primo passo per superare la situazione attuale che prevede l’aggancio inopportuno e fuori misura all’aumento dei contratti dei dipendenti regionali. Siamo, però, ancora lontani da una situazione che sia realmente equa». «Il punto – continuano i sindacati – è se si vuole o non si vuole superare una condizione di privilegio. Il meccanismo attuale di fatto concretizza un privilegio. L’unico modo per superarlo per noi resta la cancellazione di ogni forma di automatismo. Senza questa scelta la misura adottata rischia di non essere concretamente migliorativa». In particolare secondo le tre sigle sindacali consiglieri e consigliere devono assumersi la responsabilità della scelta davanti ai cittadini e alle cittadine. «Questo è possibile se si definisce che l’aumento annuale medio registrato dall’Inps rappresenta il limite massimo entro cui definire l’adeguamento – spiegano le sigle -. In questo modo si introdurrebbe un doppio meccanismo di ragionevolezza e responsabilità. E se fosse così, allora realmente l’intento della maggioranza che ieri ha sostenuto questo nuovo sistema supererebbe la logica del privilegio». «In caso contrario – ribadiscono il sindacato – per l’ennesima volta, si tratterebbe di una scorciatoia per sollevare un po’ di fumo e cambiare ben poco nella sostanza. In questo senso per noi resterebbe inaccettabile».
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