02 luglio 2021 –  Corriere del Trentino

Bonus natalità, esclusi 140 bambini

Su un totale di 3.200 potenziali beneficiari dell’assegno di natalità 140 bambini restano tagliati fuori perché nati da genitori residenti da meno di dieci anni in Trentino. Il dato è stato fornito dagli uffici provinciali ed è stato comunicato martedì in aula in risposta ad una domanda d’attualità del consigliere dem Alessandro Olivi. «Sulla base di questi numeri è evidente che il vincolo voluto dalla giunta Fugatti non porta alcun vantaggio in termini di risparmio di spesa, è solo una misura che discrimina tra bambini nati in Trentino da genitori italiani o stranieri», tornano all’attacco le Acli trentine e Cgil, Cisl e Uil.
Com’è noto la giunta provinciale a trazione leghista ha introdotto il vincolo dei dieci anni di residenza per accedere all’assegno di natalità. In questo modo, secondo i dati forniti dalla stessa Provincia, rimangono esclusi il 4,4% dei bambini. «È inaccettabile, ci auguriamo che il consiglio discuta quanto prima le proposte di legge di modifica di questo assurda regola che rende i bambini diversi fin dalla culla», scrivono le quattro organizzazioni. Sulla scia della petizione lanciata nelle scorse settimane proprio da Cgil, Cisl, Uil e Acli, infatti, Olivi ha depositato un disegno di legge volto a cancellare il vincolo dei dieci anni. «Una proposta di buon senso — ribadiscono i segretari Andrea Grosselli, Michele Bezzi, Walter Alotti e il presidente delle Acli Luca Oliver —. Confidiamo che l’aula la approvi quanto prima». Le stesse quattro organizzazioni riaccendono inoltre un faro sulla «beffa» del nuovo assegno unico nazionale, partito ieri con la misura «ponte» e pienamente in vigore a partire dal primo gennaio 2022. Da qui a dicembre riguarda solo i lavoratori autonomi o disoccupati con un Isee inferiore ai 50mila euro. Ma per le circa 3-5.000 famiglie potenzialmente beneficiarie l’importo potrebbe ridursi perché la misura statale non è complementare a quella provinciale. «Se la Provincia non farà pressing sul governo e se lo stesso meccanismo diventerà strutturale dal primo gennaio, a rimetterci saranno tutti i 32mila trentini che oggi usufruiscono nell’assegno provinciale oltre che le casse di Piazza Dante», denunciano.

 

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