Trentino, Corriere del Trentino, Il T – 23 febbraio 2023

Tonina avverte: «Siccità, situazione critica. La produzione idroelettrica è a rischio». I sindacati: serve un piano straordinario

TRENTO «Siamo in una fase critica per tutti i bacini idrici trentini, a causa delle esigue precipitazioni cadute nei mesi scorsi e della scarsità di manto nevoso presente sulle montagne»: a dare l’allarme il vicepresidente della Provincia (nonché assessore all’ambiente) Mario Tonina, durante il sopralluogo alla diga di Santa Giustina in val di Non, accompagnato dalla sindaca di Predaia, Giuliana Cova, da Laura Boschini, dirigente dell’Agenzia provinciale per le risorse idriche e l’energia (Aprie), da Sandro Rigotti del Servizio grandi derivazioni idroelettriche e distribuzione gas di Aprie e da Luigi Magnaguagno, amministratore delegato di Dolomiti Edison Energy srl, la società del gruppo Dolomiti Energia che gestisce l’impianto idroelettrico.Il lago di Santa Giustina è infatti il più importante bacino idrico, in termini di capienza, del nostro territorio, e vive oggi una situazione drammatica purtroppo comune a tutti i grandi invasi trentini, riserve preziose per agricoltura ed energia. L’attuale volume d’acqua del lago è di 39 milioni di metri cubi e corrisponde ad appena il 30% della sua capacità utile operativa: un dato di gran lunga inferiore rispetto ai numeri fatti registrare da dieci anni a questa parte, che segnalavano un volume di 69 milioni di metri cubi.
Altri dati forniti da Aprie forniscono un quadro ancora più aggiornato della situazione. Il volume utile complessivo degli invasi artificiali delle 14 grandi dighe idroelettriche trentine è di 348 milioni di metri cubi, che quest’anno si concretizza in un riempimento di soli 102 milioni, ovvero il 29% della capienza totale. Nel caso di quei laghi naturali regolati artificialmente per mezzo delle derivazioni (ovvero Molveno, Toblino, Cavedine e Ledro), la capienza teorica complessiva è di 59 milioni di metri cubi, che nella pratica si traducono in 39 milioni e dunque nel 53%.
Sommando i dati, i bacini trentini fanno registrare un riempimento complessivo medio pari al 34%, ovvero 141 milioni di metri cubi d’acqua su un totale di 407. «Siamo di fronte a difficoltà oggettive, destinate ad aggravarsi se non ci saranno abbastanza precipitazioni nei prossimi mesi. — prosegue Tonina — Le soluzioni non sono facili da trovare, ma ci preme mandare un primo messaggio a cittadini, imprese e soprattutto ai Comuni, cui torneremo a rivolgerci con una lettera, al fine di promuovere comportamenti consapevoli nell’utilizzo di questa risorsa sempre più preziosa». Una lettera che non è stata ancora redatta, chiarisce il vicepresidente, ma che «si focalizzerà su un richiamo al risparmio. Il problema principale riguarda l’accumulo di acqua: servono dunque bacini e vasche, da destinare soprattutto a quei Comuni che sappiamo essere in difficoltà indipendentemente dalle loro reti di acquedotti». Si tratta quindi di zone come la val di Gresta, Brentonico e Folgaria.
«Lì serviranno anche investimenti nei prossimi anni — continua Tonina — che possano essere in grado di restituire, nei momenti di difficoltà, anche la necessaria quantità di acqua potabile. Per quanto riguarda l’agricoltura, inoltre, il Trentino ha sempre investito nel proprio sistema di irrigazione, cercando di adottare le migliorie tecnologiche atte a favorire una politica di risparmio: l’acqua di scorrimento, per capirci, non è più una soluzione sostenibile».
«Nei prossimi giorni — conclude Tonina — farò nuovamente il punto e adotteremo con il dipartimento alcune azioni conseguenti, compresa quella informativa. Credo che con l’aiuto responsabile di tutti la situazione possa trovare soluzioni accettabili: come già molti giovani ci ricordano spesso, questo problema è anche culturale». Ad intervenire sulla questione, Cgil, Cisl e Uil, che, in un comunicato congiunto, auspicano il varo di un piano straordinario per efficientare la rete idrica provinciale. «L’investimento richiesto — affermano — è di almeno 300 milioni di euro, fondamentale non soltanto per garantire un servizio di qualità ai cittadini, ma anche per sostenere le vocazioni economiche che si alimentano proprio con la saldezza del nostro patrimonio ambientale: in primo luogo, agricoltura e turismo».
Le tre sigle si appellano ad una strategia di lungo periodo, con stanziamenti già nel prossimo assestamento di bilancio e l’obiettivo di evitare uno sbilanciamento a favore dei privati nella gestione dell’acqua «che — concludono — deve restare pubblica. Anche per questa ragione è ora che la provincia e il consiglio delle autonomie locali prendano una posizione netta sul tema, garantendo la piena efficienza della gestione pubblica delle risorse idriche»

 

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