Cinquantesimo II Statuto. L’Autonomia ritrovi dinamismo per le sfide future. Ieri il convegno di Cgil, Cisl, Uil con il contributo della Fondazione Museo storico del Trentino “Il sindacato ha avuto un ruolo importante nella costruzione del Trentino di oggi”.

Una storia lunga cinquant’anni, di cui sono stati protagonisti le istituzioni, ma anche il sindacato che ha contribuito a tradurre in pratica le potenzialità del secondo Statuto costruendo un’Autonomia più equa, più giusta e più solidale. E tutto ciò è stato possibile grazie anche alle lotte e all’impegno delle sindacaliste e dei sindacalisti, di molte lavoratrici e lavoratori trentini. Parte da qui il percorso che Cgil Cisl Uil realizzato con il contributo scientifico della Fondazione Museo Storico per celebrare il cinquantenario del II Statuto di Autonomia. Prima tappa il convegno di questa mattina organizzato con la Fondazione e a cui è intervenuto anche l’assessore Mirko Bisesti.
Lo scopo è ricostruire con metodo scientifico il contributo del sindacato all’Autonomia. Sarebbe stato auspicabile che un percorso del genere coinvolgesse tutte le parti sociali, proprio per l’importanza che riveste per la storia del Trentino, ma questo anniversario – come hanno sottolineato in molti questa mattina – pare non attrarre l’attenzione del mondo imprenditoriale.

La ricostruzione sta avvenendo anche con la raccolta di testimonianze privilegiate di sindacaliste e sindacaliste che hanno vissuto un’esperienza diretta di questo pezzo di storia, testimoni e attori di processi che hanno inciso sul territorio, sulle politiche del lavoro, sul welfare provinciale. Solo per citare alcuni esempi. “L’intento è indagare da un punto di vista storico il ruolo dei sindacati nella definizione del quadro autonomistico in cui oggi viviamo – ha spiegato Davide Leveghi che sta seguendo il progetto per la Fondazione -. Perché l’autonomia non è solo qualcosa che ha coinvolto i livelli alti delle istituzioni. C’è un insieme di pratiche dal basso, di azioni e processi che hanno impattato in modo importante e di questo il sindacato è stato tra i protagonisti”.
Con il II Statuto il dualismo imprese-sindacati si modifica in un rapporto a tre, in cui gioca un ruolo anche la Provincia di Trento proprio per le competenze che il nuovo Statuto le assegna. Sono gli anni delle grandi crisi industriali. Si comincia con gli esuberi alla Grundig, per arrivare nel giro di un decennio alla cancellazione di 10mila posti di lavoro nell’industria trentina. Uno tsunami a cui allora si fece fronte sperimentando, attraverso il metodo del dialogo sociale. Da quelle crisi e dai quei confronti, spesso anche accesi, sono nate esperienze innovative come Agenzia del Lavoro, il primo accordo di mobilità a livello nazionale, il Progettone. E ancora si sono poste le basi del welfare provinciale con Laborfonds, il reddito di garanzia, la sanità integrativa. Le battaglie in in cui il sindacato si è impegnato e i risultati che ottenuti – hanno sottolineato questa mattina i segretari provinciali di Cgil Cisl, Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – non sono stata rivendicazioni autoreferenziali, ma sono andati a vantaggio di tutti perché hanno contribuito a fare di una terra povera, al limite della sussistenza ad un territorio con livelli di qualità della vita e ricchezza tra i più elevati del panorama nazionale.
E ricostruire le tappe che hanno portato al punto in cui oggi è il Trentino è importante in una logica che non guarda solo al passato, ma si interroga sul futuro.
L’Autonomia non si può dare per scontata, né può essere declinata solo in una logica di gestione finanziaria delle risorse. Autonomia – hanno insistito i tre segretari – è responsabilità di guardare al futuro, ritrovando quella spinta innovativa e progettuale che oggi in parte manca e che è indispensabile per affrontare i nodi che ipotecano lo sviluppo del Trentino, dalla bassa produttività, alla gestione delle dinamiche demografiche alla sfida ecologica. Per affrontarle bisogna rilanciare il dialogo sociale, quel metodo concertativo che ha portato il Trentino al punto attuale, mettere in campo politiche di investimento che sostengano la crescita e riformare con coraggio l’assetto istituzionale. In una prospettiva di azione che non può limitarsi ai confini provinciali, ma deve avere come riferimento l’Euroregione e l’Europa.

 

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