Il T – 08 settembre 2023

Icef non indicizzata all’inflazione, assegno di cura a rischio per 3.000 anziani

«L’assegno di cura va adeguato all’inflazione. Le famiglie che hanno un caro in condizione di non autosufficienza non possono pagare doppiamente, sul piano emotivo e su quello economico, la gestione di fragilità complesse. Sicuramente non a causa dell’immobilismo di questa giunta provinciale. È ora che Piazza Dante applichi la legge provinciale e adegui gli assegni indicizzando l’Icef ai valori reali dell’inflazione». Non nascondono stanchezza ed esasperazione i sindacati delle pensionate e dei pensionati di Cgil Cisl Uil, che chiedono di adeguare l’Indicatore trentino della situazione già vive quotidianamente situazioni di enorme difficoltà – sottolineano Claudia Loro, Luchini, segretari provinciali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilpensionati – Il governo Meloni ha provveduto ad adeguare le soglie Isee, mentre la giunta provinciale ha fatto un parziale e temporaneo adeguamento dell’assegno unico, nulla sull’assegno di cura. In questo modo di fatto il valore reale dell’assegno di cura è calato, mentre le spese per le famiglie sono cresciute. A cominciare da quelle relative alle badanti. Se la giunta andrà avanti ignorando le legittime attese delle persone non autosufficienti, siamo pronti a ricorrere alle vie legali».
La frenata dell’economia
Le difficoltà di lavoratori, famiglie, anziani sono appesantite dal rallentamento dell’economia, certificato dalla Camera di commercio (Il T di ieri). «Se la crescita dell’economia trentina è in frenata – affermano i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – l’unica soluzione è adottare misure anticicliche che ne invertano l’andamento in positivo». Al contrario da quanto sollecitato dal presidente della Camera di commercio Giovanni Bort, secondo i sindacati «il Trentino non ha bisogno di più imprese piccole. Al contrario, bisogna sostenere la crescita delle imprese e la loro competitività indirizzando le politiche industriali e gli incentivi pubblici all’innovazione tecnologica, alla transizione ecologica, con in cima il tema dell’energia pulita. Solo così le nostre aziende cresceranno, saranno più competitive e attrarranno manodopera specializzata. Il problema del Trentino è il lento processo di deindustrializzazione che certo non aiuta a far crescere la presenza del nostro sistema economico sui mercati internazionali». Cgil Cisl Uil ricordano le regole europee secondo cui i sostegni pubblici indirizzati alla transizione ecologica sono privi di vincoli, «dunque la Provincia potrebbe sostenere oltre il tetto del de minimis le imprese che investono in questa direzione».
Interventi del governo provinciale che sostengano l’attività delle imprese e il reddito delle famiglie per evitare ulteriori cadute sono sollecitati anche da Roberto Pallanch, già direttore dell’Associazione albergatori e ora candidato del Pd alle elezioni provinciali, che ricorda la preoccupazione del Coordinamento provinciale imprenditori sul rallentamento dell’economia. «Se le famiglie riducono i consumi, le aziende vendono meno e chi produce è indotto a contrarre la propria attività. Un esempio di questo sta nella richiesta di cassa integrazione che alcune aziende trentine hanno annunciato».

 

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