Corriere del Trentino – 09 giugno 2023

Protesta fragorosa del personale delle Famiglie cooperative. Faccia a faccia con il presidente: «Vogliamo i nostri soldi»

TRENTO L’avevano promesso. E l’hanno fatto. In occasione dello sciopero del personale delle Famiglie cooperative proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs del Trentino, 600 lavoratrici e lavoratori si sono radunati davanti alla sede della Cooperazione per protestare innanzitutto contro la disdetta del contratto integrativo provinciale, con cui, a partire dal prossimo 1° luglio, le retribuzioni medie per i full-time subiranno una riduzione superiore a 2 mila euro annui.
«Tradotto — spiega Walter Largher, segretario generale di Uiltucs — questo annullamento inciderà sul 10% della retribuzione: per 150 euro netti al mese per i commessi e fino a 600 euro per le figure più apicali». E sugli inviti della Federazione a un tavolo di discussione commenta: «La disdetta dell’integrativo dimostra piuttosto che non c’è alcuna trattativa in corso, né la volontà di tenere aperte relazioni sindacali costruttive».
Le voci dei sindacalisti protagonisti si sono però a tratti smorzate fra i cori dei protagonisti della protesta, che per tre ore hanno vibrato i propri affondi contro la Federazione. Bandiere che si sono accalcate, rumori di fischietti e trombette che si sono uditi a centinaia di metri. Fra i «Vogliamo i nostri soldi!» e le pretese di confronto diretto modulate dai «Venite fuori», il volto più invocato si è presentato per qualche minuto all’ingresso della sede della Federazione. «Per l’opinione pubblica trentina — rileva il presidente Simoni — questa contestazione passa come uno scontro tra il movimento dei lavoratori e la Cooperazione trentina in generale, quando invece esistono cinque settori e la disdetta del contratto integrato riguarda soltanto quello del Consumo. Contratto che, fra il resto, il Trentino-Alto Adige è l’unica regione ad avere. Noi abbiamo sempre invitato i sindacati a discutere. Evidente è che questa modalità non agevola i rapporti. Chi ha organizzato questa contestazione — conclude — dovrà assumersi le proprie responsabilità». Largher ribadisce che «non c’è alcuna paura di firmare accordi per venire incontro alle cooperative in difficoltà. Lo stesso contratto integrativo provinciale prevedeva in deroga, dal 2014, il blocco degli scatti di anzianità e una riduzione ulteriore dei permessi retribuiti». Il problema è stato il mancato rientro delle deroghe sottoscritte, attraverso cui «l’accordo sarebbe dovuto finire nel 2017, ma che la Federazione ha deciso unilateralmente di prorogare». Un tema diventato ancora più denso dopo che «le cooperative di consumo hanno dichiarato ufficialmente che il riconoscimento degli arretrati sarà pari a zero». Non dissimile la lettura di Paola Bassetti, segretaria generale di Filcams: «Per stare seduti a un tavolo deve esserci rispetto fra le parti. Noi siamo disposti a trattare se verrà ritirata la disdetta e rispettato l’accordo precedente». È evidente, sul tema, una serrata coordinazione fra i sindacati. Sincronismo d’intenti che delinea «non soltanto l’unità nei singoli sindacati, ma una vera unità sindacale».
Lamberto Avanzo, segretario generale di Fisascat, si concentra invece sulle possibilità — o sull’impossibilità — di un dialogo con la Giunta provinciale. «Abbiamo certo cercato un confronto — commenta — ma quando sono emerse le questioni dei licenziamenti e delle esternalizzazioni Sait, abbiamo potuto solo registrare l’inconcludenza della parte politica, che le considera problemi del settore privato».

 

 

Scarica il pdf: CORRIERE Coop ART 090623