Riforma dell’assistenza territoriale, UIL del Trentino: “Servono risorse, personale e garanzie. Non si può riorganizzare la sanità e l’assistenza a costo zero”
Comunicato stampa | 21 ottobre 2026
La UIL interviene sul disegno di legge provinciale n. 92 del 7 settembre 2026 relativo alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e all’integrazione socio-sanitaria, presentando alla Quarta Commissione permanente del Consiglio provinciale e all’Assessore competente una serie di osservazioni e richieste di modifica: «Condividiamo gli obiettivi della riforma, ma senza investimenti concreti il rischio è aumentare i carichi di lavoro, indebolire i servizi e scaricare nuove responsabilità su lavoratori e famiglie».
«Non è credibile pensare di introdurre nuove strutture organizzative, rafforzare il coordinamento territoriale, sviluppare strumenti informatici condivisi e garantire nuovi percorsi assistenziali senza una verifica puntuale delle risorse necessarie. Il rischio concreto è che la riforma venga sostenuta attraverso un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro del personale già in servizio».
La UIL chiede pertanto alla Provincia una quantificazione trasparente del fabbisogno di personale, delle risorse economiche e degli investimenti necessari, escludendo che la riorganizzazione si traduca in un aumento strutturale dello straordinario o nello spostamento di lavoratori da servizi già in difficoltà. Ogni forma di integrazione organizzativa deve rispettare i contratti collettivi applicabili e garantire chiarezza su mansioni, responsabilità, orari, sedi di lavoro, spostamenti, sicurezza e coperture assicurative. «L’integrazione tra enti non può diventare uno strumento per aggirare le garanzie contrattuali o utilizzare personale di altre amministrazioni per coprire stabilmente le carenze degli organici».
Il sindacato rivendica inoltre il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali nei processi di riorganizzazione, attraverso gli strumenti di informazione, confronto e contrattazione previsti: «Necessario assicurare ai territori autonomia operativa, personale dedicato e risorse adeguate, tenendo conto delle specificità delle valli trentine, delle distanze e delle difficoltà di accesso ai servizi».
Un punto centrale riguarda inoltre il ruolo delle Aziende pubbliche di servizi alla persona (APSP), che devono essere riconosciute e valorizzate come parte integrante della rete pubblica territoriale, ritenendo indispensabile il loro coinvolgimento nella programmazione e nel coordinamento dei servizi, evitando che vengano attribuite nuove funzioni senza adeguate dotazioni di personale e finanziamenti.
Nei servizi accreditati devono inoltre essere garantiti standard assistenziali verificabili, rispetto dei contratti di lavoro, sicurezza e continuità occupazionale.
Ulteriori criticità riguardano il coordinamento tra punti unici di accesso, unità valutative multidisciplinari, servizi territoriali e Spazio Argento, realtà che presenta già oggi importanti difficoltà operative. La UIL chiede procedure chiare, tempi certi per le valutazioni e l’attivazione degli interventi, un referente individuabile per ciascuna persona assistita e garanzie di continuità delle prestazioni. «Le famiglie non possono essere lasciate sole a ricomporre percorsi assistenziali frammentati, né essere chiamate a sostituirsi ai servizi pubblici nelle responsabilità organizzative e professionali».
Nel merito la formazione dei caregiver, che deve essere chiaramente regolamentata, soprattutto quando riguarda attività delicate come la somministrazione dei farmaci, senza determinare un improprio trasferimento di compiti sanitari sulle famiglie. Di pari passo fondamentale quella del personale, adeguatamente finanziata, programmata e svolta nell’ambito dell’orario di lavoro, garantendo nel contempo la continuità dei servizi.
Per accompagnare l’attuazione della riforma, la UIL propone l’istituzione di un tavolo provinciale di confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative. Il tavolo dovrà monitorare organici, carichi di lavoro, formazione, qualità dell’assistenza e accessibilità dei servizi nei diversi territori.
Il sindacato chiede inoltre una relazione annuale al Consiglio provinciale, corredata da indicatori pubblici sui tempi di presa in carico, sulle prestazioni effettivamente erogate e sulle differenze territoriali.
Occorrono infine un cronoprogramma preciso della riforma, responsabilità chiaramente individuate e garanzie di continuità per i servizi e i progetti già attivi.
Per la UIL, la prossimità non si realizza con le sole modifiche organizzative: «La riorganizzazione dell’assistenza territoriale rappresenta un passaggio importante per il futuro del sistema sanitario e socio-assistenziale trentino. Ma una riforma non può essere giudicata soltanto dalle nuove strutture che istituisce: deve essere valutata per la capacità concreta di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Chiediamo alla Giunta e al Consiglio provinciale di affrontare le criticità evidenziate e introdurre garanzie verificabili. Senza personale, risorse e valorizzazione delle professionalità, il rischio è costruire un sistema più complesso sulla carta, ma non più efficace nella realtà».
UIL del Trentino
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