Il T – Venerdì 6 febbraio 2026
«Responsabilità scaricata su di noi»
Parla la collaboratrice scolastica Musanti: «Non abbiamo strumenti di tutela»
Istruzione
RIVA Resta alta la tensione all’interno del plesso scolastico delle Scipio Sighele e più precisamente tra la dirigenza e i collaboratori scolastici, parte dei quali, dopo l’uscita delle notizie a mezzo stampa delle aggressioni e delle criticità che coinvolgono alcuni studenti problematici e il personale scolastico, hanno manifestato preoccupazione non tanto per i fatti (mai contesti da nessuno), quanto per la fuga di notizie. Ieri pomeriggio si è tenuto un incontro tra personale e dirigenza nel quale si è cercato di ricostruire la vicenda, non tanto su un piano di risoluzione delle criticità, quanto sulle modalità di stesura e divulgazione della nota divenuta pubblica sulle nostre pagine (il T quotidiano del 30 gennaio). A margine dell’incontro si è fatta avanti una collaboratrice scolastica dell’Istituto Comprensivo Riva 2, Elisabetta Musanti, che ha voluto spiegare cosa sta succedendo all’interno del plesso e di come il lavoro di collaboratore è assai difficoltoso soprattutto perché vi sono delle procedure e direttive diffuse all’interno dell’istituto che mettono i collaboratori in situazioni di responsabilità elevata nella gestione del o degli alunni problematici parte dei quali si trovano ad essere allontanati dalla classe dagli insegnati o sprovvisti, in certi momenti della giornata, dell’opportuno sostegno. Situazioni che farebbero ricadere tutta la responsabilità sul personale di servizio che, secondo Musanti, non ha adeguati strumenti di tutela. «Come Rsa Uil e collaboratrice scolastica – spiega Musanti – ritengo necessario fare chiarezza, perché in questa vicenda si stanno sovrapponendo piani diversi e si rischia di ribaltare la responsabilità dei fatti su chi li ha segnalati o addirittura subiti. Il documento iniziale (quello pubblicato da il T il 30 gennaio) non è nato in modo estemporaneo né individuale (come invece sostenuto da alcuni collaboratori nei giorni successivi ndr). È stato condiviso tra i collaboratori scolastici e sottoscritto da tutti tramite comunicazione scritta di accettazione, pienamente documentabile. Non si è trattato di un’iniziativa personale, ma di una presa di posizione collettiva rispetto a situazioni di disagio e di rischio che da tempo vengono vissute quotidianamente sul posto di lavoro. Successivamente – spiega Musanti -, il dirigente ha scelto di convocare i collaboratori uno a uno, evitando volutamente un confronto aperto in assemblea. Questa modalità, al di là delle intenzioni dichiarate, è apparsa come una forma di pressione individuale ed è all’interno di questo contesto che è maturata la seconda lettera, con cui alcuni lavoratori hanno preso le distanze non dai fatti, ma dalla diffusione all’esterno del primo documento, peraltro avvenuta in forma anonima e non attribuibile al sindacato». Come analizzato in precedenti articoli Musanti sottolinea che la replica di alcuni collaboratori «non smentisce nulla, è importante dirlo con chiarezza. Al contrario – sottolinea – conferma l’esistenza delle criticità segnalate e questa conferma trova ulteriore riscontro nelle due successive circolari interne, che indicano procedure specifiche per la gestione di situazioni problematiche e di comportamenti a rischio. Se non ci fossero state criticità reali, non sarebbe stato necessario formalizzare indicazioni così puntuali. Su queste indicazioni come rappresentante sindacale non posso tacere. Le procedure previste – ammette Musanti -, in particolare la “sorveglianza a distanza” e il divieto di intervento diretto, scaricano di fatto sul personale scolastico una responsabilità enorme, senza fornire strumenti adeguati di tutela. In alcuni contesti, queste indicazioni non solo non tutelano il personale, ma possono mettere concretamente in pericolo altri bambini, qualora certi comportamenti si verificassero in aula o negli spazi comuni senza la possibilità di un intervento tempestivo ed efficace». Per Musanti il punto non è se i problemi dovessero «restare dentro la scuola o uscire sui giornali. Il punto è che i problemi esistono, sono documentati, reiterati nel tempo e riconosciuti implicitamente da tempo già negli stessi atti interni dell’istituto. Un sindacato ha il dovere di tutelare i lavoratori, di pretendere ambienti di lavoro sicuri e di intervenire quando la sicurezza e la dignità professionale vengono meno. Chiedo pertanto un confronto vero, trasparente e collettivo, e che la sicurezza non venga affrontata solo con circolari difensive, ma con scelte organizzative coerenti. Chiedo, soprattutto, che chi ha segnalato un problema non venga mai messo nella condizione di essere attaccato e offeso per aver fatto semplicemente il proprio dovere e per aver rivendicato un ambiente di lavoro sicuro».
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IL T scuola ART 060226
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