Il T – Sabato 3 Gennaio 2026

Stangata 2026: mille euro a famiglia

Tutti gli aumenti da caffè e riso al diesel, dai pedaggi ad acqua e fognature

ECONOMIA

L’inflazione a Trento è sotto l’1,5%. Ma non tutti i prezzi sono fermi: soprattutto nel comparto alimentare si registrano beni di prima necessità con aumenti a doppia cifra in un anno, come riso (+12%), caffè (+34%), passata di pomodoro (+16%), Parmigiano reggiano (+15%). Ma non basta: secondo Adoc, l’Associazione consumatori della Uil, i prodotti tipici del periodo natalizio hanno visto rincari dell’8,9% rispetto al 2024. E poi arrivano gli incrementi del nuovo anno: dagli aumenti delle accise del carburante diesel, che già non figurava in discesa ma in aumento dell’1,5%, ai maggiori costi della Rc Auto, dai pedaggi autostradali (+1,46% sull’A22) agli adeguamenti delle tariffe, come a Trento il +8,8% dell’acqua e il +9,3% delle fognature. Infine, ma non per importanza, gli aumenti delle rette delle case di riposo, contenuti in media intorno all’1% ma che in una decina di strutture tra Upipa e Spes superano il 2%. Rispetto alla spesa media mensile di una famiglia trentina che si attesta sui 3.200 euro, i rincari peseranno per almeno 80 euro, cioè circa 1000 euro l’anno. Che per i redditi medio-bassi è una stangata niente male.

«Dal 2021 al 2025 – ricorda Walter Alotti di Adoc Trentino – l’incremento percentuale del costo della vita è aumentato del 24,9% contro un indice inflazionistico generale nello stesso periodo del 17,3% e con incrementi ad esempio per i prodotti tipici del periodo natalizio 2025 dell’8,9% rispetto al 2024. A questi incrementi ha contribuito la situazione internazionale per tanti prodotti che dobbiamo importare dall’estero, ma anche una certa predisposizione del mondo del commercio e della produzione a mantenere margini di profitto idonei, qualche volta con evidenti speculazioni, alla tenuta sul mercato delle loro imprese. Poi anche lo Stato influisce sull’andamento dei prezzi con i propri interventi in materia di fisco con variazioni di tasse e imposte, bonus, regolamentazioni».

Tra i provvedimenti che stanno producendo aumenti della spesa, Alotti ricorda l’aumento dei pedaggi autostradali, compresa la A22, dal primo di gennaio su dell’1,46%; l’aumento dei costi legati alla Rc Auto per l’elevazione dell’Iva applicata dal 2,5 al 12,5% su clausole accessorie ormai quasi obbligatorie come la copertura dell’infortunio del conducente; l’aumento delle accise del carburante diesel di 4,07 centesimi con un incremento del costo del pieno di 2,5 euro, pari a 60 euro all’anno per chi ne fa un paio al mese; i rincari per sigarette e tabacchi. «Riguardo alle bollette – prosegue – si prevedono tendenze contrastanti legate alla politica fiscale del governo rispetto ai bonus in essere. Se potrebbe esserci una lieve diminuzione dei costi della luce e del gas (-2% circa), in realtà le modifiche del mercato dell’energia e la situazione internazionale non lasciano tranquilli gli utenti delle società energetiche. Quello che è certo è che il bonus statale straordinario 2025 da 255 euro per le famiglie in grave difficoltà viene ad essere sostituito con uno da 55 euro sempre solo per i nuclei familiari più vulnerabili (Isee fino a 5.000 euro, 20.000 euro con almeno 4 figli)».

«Aumentano a Trento le tariffe dell’acqua fino all’8,8% e delle fognature fino al 9,3%, in misura maggiore che per le utenze non domestiche, nonostante i grandi profitti che il Comune ha acquisito dalle proprie partecipazioni azionarie in Dolomiti Energia» rimarca Alotti. Un altro settore di spesa che riguarda sempre più le famiglie e quelle trentine in particolar modo è quello delle rette delle Rsa: «Si parla di aumenti differenziati, una lotteria da casa di riposo a casa di riposo, dell’1,5% nel circuito Upipa e tra il 2 e 3% in quello della Cooperazione Spes. Anche solo un aumento di 1,5-2 euro al giorno si trasforma in un salasso annuale pari ad un rateo di pensione minima per ospite solo per la retta alberghiera». Infine, «anche le tariffe telefoniche, dopo anni di graduale riduzione e semplificazione, dovrebbero subire un incremento da 1 a 4 euro al mese a seconda della compagnia telefonica e della complessità del servizio previsto».

Per far fronte a questi aumenti, Adoc e le altre associazioni dei consumatori chiedono una rivisitazione delle aliquote Iva, almeno quelle dei generi alimentari, sostegni non spot per le famiglie in difficoltà e l’indicizzazione degli indicatori dei redditi delle famiglie come l’Isee. «La nostra Provincia purtroppo non lo sta facendo – afferma Alotti – sta cambiando il modello Icef ma non intende inserire elementi di indicizzazione, assolutamente necessari». Su questi temi, rimarca Alotti, «è in via di definizione una manifestazione pubblica, di concerto con tutte le associazioni consumeristiche, di “sciopero del carrello” nelle prossime settimane, in cui chiederemo ai consumatori di non fare acquisti una determinata giornata soprattutto della grande distribuzione commerciale».

 

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IL T scuola ART 040126