Corriere del Trentino, Il T – 20 settembre 2023

Bocciata in commissione l’indicizzazione dell’Icef «Più povere 50mila famiglie». Cgil Cisl Uil: benefici tagliati del 15%.

 

La maggioranza in consiglio provinciale boccia l’adeguamento dell’Icef all’inflazione, la cosiddetta indicizzazione. Secondo i sindacati, in questo modo di fatto viene tagliato del 15% il potere d’acquisto reale dei benefici. «Così si assumono la responsabilità di rendere più povere almeno 50mila famiglie trentine» attaccano i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, commentando la decisione della quarta commissione provinciale che l’altro ieri ha dato il via libera alle modifiche al regolamento dell’indicatore trentino della situazione economica, l’Icef, bocciando la proposta dei sindacati sull’indicizzazione. Il tema è approdato in commissione a seguito della retromarcia dell’esecutivo Fugatti sulla contabilizzazione dell’assegno universale ai fini Icef. «Un errore dell’esecutivo che ci è stato risparmiato con una retromarcia a tempo record – sostengono Cgil Cisl e Uil – frutto delle nostre denunce e mobilitazioni. Sarebbe servito un po’ di coraggio per garantire la tenuta del potere d’acquisto del welfare territoriale».
Adeguare l’Icef e poi anche l’assegno unico all’aumento dei prezzi resta per i sindacati indispensabile per mettere in sicurezza il reddito delle famiglie, pesantemente colpito dall’inflazione. Tra il 2018 e il 2022 i prezzi sono cresciuti del 10,3%. Ma aggiungendo l’inflazione di quest’anno, sfiorerà complessivamente il 15% impoverendo soprattutto i redditi bassi e medi.
«Senza l’adeguamento dell’algoritmo dell’Icef al costo reale della vita – spiegano Grosselli, Bezzi e Alotti – i nuclei familiari in Trentino, pur essendo più poveri, potrebbero risultare addirittura più ricchi vedendo aumentare le tariffe mensa insieme ai canoni Itea e vedendo ridursi l’assegno unico provinciale e l’assegno di cura». Per questo motivo resta fondamentale adeguare il reddito di riferimento per il calcolo Icef, neutralizzando così l’aumento dell’inflazione. «Giunta e maggioranza restando immobili, a differenza del governo Meloni, hanno deciso di impoverire ulteriormente le famiglie. Il tutto mentre il numero di nati in Trentino continua a calare e crescono giorno dopo giorno gli anziani non autosufficienti. Ci si riempe la bocca, solo a parole, di voler sostenere la natalità e la domiciliarità dei servizi». Sulla questione demografica (vedi pagine 12-13) Cgil Cisl Uil reclamano misure concrete, come l’estensione del bonus nascita trentino al primo anno di vita del bambino. «Oggi la misura provinciale copre dal tredicesimo al trentaseiesimo mese perché per il primo anno c’era il bonus bebè dell’Inps. Quella misura non esiste più e Piazza Dante ha le risorse per rimodulare l’intervento su tutti e tre gli anni» sottolineano i tre segretari, che spingono anche sul sostegno all’occupazione delle donne. «Nei giorni scorsi l’assessore Spinelli è intervenuto sulla necessità di incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Siamo d’accordo e chiediamo dunque a Piazza Dante di estendere da 6mila a 15mila euro le deduzioni da lavoro femminile per incentivare le donne a lavorare fuori casa. È una proposta che facciamo da cinque anni e non è mai stata accolta fino in fondo. Magari è la volta buona».

 

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