Il T – 17 ottobre 2023

In Trentino l’inflazione rallenta

Nei primi nove mesi dell’anno in Trentino l’inflazione media è cata al 7,3 per cento. L’aumento dei prezzi rallenta su base mensile (+3,6%). In forte crescita però i prodotti alimentari con un incremento su base annua del 9.2%. I sindacati denuncia il grave effetto che questa dinamica dei prezzi ha sui redditi più bassi. L’aumento sproporzionato degli alimentari rispetto agli altri beni
di consumo va a penalizzare chi con redditi bassi può permettersi di acquistare soprattutto da mangiare. Da qui l’allarme di Cgil Cisl e Uil: «In questo modo colpiti di più dipendenti e pensionati con redditi bassi». È un fatto, comunque, che i prezzi sono in calo e che nell’ultimo mese si è registrato un aumento dei prezzi della metà rispetto a quello tendenziale da inizio a anno. A settembre l’Istat registra un aumento dei prezzi su base annua, in Trentino, del 3,6%, collocando la nostra provincia tra quelle con il minor incremento. La media nazionale infatti è pari al 5.3%. Il rialzo si mantiene, comunque, su livelli importanti visto che nei primi nove mesi del 2023 i prezzi in provincia sono aumentati comunque in media del 7,3%.
A subire i rialzi più significativi sono ancora una volta i generi alimentari che tra settembre di quest’anno e il 2022 hanno fatto un balzo in avanti del 9,2% e un tasso medio di crescita annua del 11.2%.
«In questo quadro è difficile immaginare che il carrello tricolore varato dal Governo Meloni porti reale ristoro alle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati – fanno notare i segretari di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – Per ridare fiato ai ceti più poveri e al ceto medio serve altro. A cominciare da una forte spinta sul rinnovo dei contratti di primo e secondo livello».
Le tre sigle insistono ancora sulla necessità di adeguare le misure di welfare all’inflazione. Oggi a fronte di un reddito reale di 34.400 euro una famiglia con due figli minori vede passare il proprio indicatore Icef da 0,277 a 0,305. La conseguenza diretta, senza adeguamento della misura all’inflazione, è, secondo i sindacati, che quella famiglia si vede tagliato il valore dell’assegno unico di 1.056 euro in un anno. Lo stesso vale per l’assegno unico quota A (cioè contrasto alla povertà) e per l’assegno di cura. «La Giunta Fugatti non intende indicizzare l’Icef e le misure di welfare Se i benefici non crescono di una misura pari all’inflazione le famiglie nella realtà hanno aiuti più bassi rispetto al reale costo della vita. E lo stesso vale per le riduzioni tariffarie e per gli affitti Itea. Così invece di aiutare le famiglie, non si fa altro che impoverirle», concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

 

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